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lunedì 14 marzo 2016

Intervista a... Carmelo Loddo



- Carmelo Loddo, di Reggio Calabria. Agente della Polizia di Stato; sin da ragazzo scrivi poesie, filastrocche, favole. Hai partecipato al "Poeti per il sociale" con due poesie: "Scende la neve", probabilmente simbolo di purezza, che però non copre le disuguaglianze, le sofferenze legate alle schiavitù di ogni epoca, la disoccupazione, la non accettazione delle diversità; e "La terra non mi appartiene" , in cui la terra è unica a poter detenere la proprietà, mentre gli esseri umani, che calpestano erbe "dello stesso colore", sono "figli di una stessa sorte" e di "una madre con le stesse doglie" , non hanno il diritto di arrogarsi privilegi e supremazie, dal momento che la terra è "unica attrice" e "unico sepolcro".
Allora, Carmelo, dovremmo essere tutti uguali? Esiste l'uguaglianza? La vita sociale può andare nel giusto modo se tutti siamo uguali? 
- Certamente l’uguaglianza per come la intendo non esiste e forse non esisterà mai. Uguaglianza non significa porre tutti sullo stesso piano identitario ma semplicemente garantire a tutti uguali diritti. Nelle liriche citate si sottolinea proprio questo aspetto. Tutti apparteniamo a questa terra e tutti abbiamo diritto di vivere dove vogliamo. Per questo sottolineo che essendo stati generati dalla terra medesima a lei apparteniamo e nel contempo la terra stessa ci appartiene.
Non possiamo appropriarci di qualcosa che è di tutti. Questa comune appartenenza ci rende uguali ma non simili poiché ogni essere umano è diverso nel suo essere persona ma uguale nel diritto. La schiavitù di ieri e quella di oggi non differiscono molto. Cambiano i modi e i metodi.
Ieri in catene sulle navi degli schiavisti, oggi in catene per colpa di banche e governi corrotti , massonerie e interessi delle multinazionali che affamano interi popoli rendendoli schiavi della globalizzazione.
Per questo invito tutti a ricordarsi che alla fine torneremo alla madre terra in quel sepolcro che ci renderà per sempre uguali.

- In una conversazione amichevole, mi dicesti che "in questo paese dove tutto è corrotto e corruttibile, lo è anche la poesia". Intendevi i concorsi, o realmente pensi che sia anche la poesia ad essere corrotta e corruttibile?
- La poesia di per se è incorruttibile. La poesia è un’oasi di pace presente nel cuore dell’uomo. Sgorga spontanea e poco importa quanto sia perfetta. Quello che conta è l’origine del suo andare.
Poi ci sono i cosiddetti “ ladri di anime” . Sono coloro che tentano di rubarti ciò che hai di più sacro – i versi – per inscatolarli e riporli in qualche vecchio scaffale di supermercato. Sono i cattivi maestri dei nostri giorni che si vestono di sapienza letteraria per abbindolarti.  Vero è che molti vogliono farsi abbindolare pur di apparire ma chi è il mandante dell’omicidio è sempre più colpevole dell’esecutore materiale. Invito la gente ad aprire gli occhi e a non farsi prendere in giro. Non barattate la vostra dignità per una targa o per un attestato.

- Scrivi anche filastrocche e fiabe. Da dove e quando nasce il tuo interesse verso i diversi generi letterari? Scrivi solo per i ragazzi?
- Al momento scrivo solo per ragazzi. Ho scritto diverse fiabe e favole. Sta per uscire- presumo a gennaio – un libro di filastrocche. Comunque ho in animo di scrivere un giallo – grazie anche alla esperienza fatta come agente di polizia – ma è ancora presto per parlarne, diciamo che sto mettendo in ordine le idee. L’interesse per il genere ragazzi nasce tanti anni fa, esattamente nell’età giovanile, grazie anche a mio padre. Lui era un appassionato lettore di fumetti (Zagor- tex willer- Diabolik) e mi invitava a leggere molto. Ricordo che mi acquisto l’intera collana dei classici per ragazzi (Ventimila leghe sotto i mari, Zanna bianca, etc) che naturalmente lessi. In quello stesso periodo restai affascinato dal libro Cuore di De Amicis. Leggevo molto da bambino anche i fumetti Paperino e Topolino su tutti. Credo che tutte queste letture abbiano fatto nascere in me l’amore per la scrittura in generale e per i racconti per ragazzi in particolare.
Un altro aspetto che ho scoperto interessante da qualche anno è l commedia e i monologhi. Ne ho scritti alcuni e debbo dire che mi sono divertito molto. Divertirsi è importante

- Vorresti scrivere e commentare una terza poesia che ti piacerebbe fare conoscere?
- Senz’altro. Questa poesia è tratta dal mio secondo libro “Nelle briciole dei miei giorni”.


IN BIANCO E NERO

Rivedo in un film muto
essenze di linguaggio.

Pescatori assopiti sul molo
contemplano la risacca,
è festa di aquiloni
nella spiaggia settembrina,
 una madre canta una nenia
 nel sabato che si avvicina.

Rotolano i sassi
sulle cime colorate dalle foglie.

La tenebra assale il giorno
ed il sole scompare,
è quiete,
tutto sembra lieve
come il volo di un' aquila reale.

Si colorano adesso quelle trame
sul finire del secolo moderno,
 un  nuovo film si gira.

Non ascoltiamo  più l'eco
né cantilene di antica  memoria,
siamo silenzi senz'anima
dimentichi della nostra storia.

E’ una lirica che richiama ai tempi passati per riscoprirli e farli nostri. Ci invita alla riflessione mettendo a paragone ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. Un viaggio nel tempo dove si riscopre la bellezza della semplicità, delle cose piccole magari ma non per questo meno belle. Un invito a ricominciare ad ascoltare la nostra anima perché solo se sappiamo ascoltarci possiamo ascoltare. L’invito infine al ricordo del passato affinché gli errori commessi non siano ripetuti. Dalla storia bisogna sempre imparare e mai dimenticare.


- In che misura il tuo lavoro e i tuoi scritti si influenzano reciprocamente?
- Certamente c’è una parte di me che viene influenzata nel senso positivo del termine. Grazie al mio lavoro ho conosciuto tanta gente. Ho visto di cosa è capace l’uomo, nel bene e nel male. Ultimamente attraverso le mie liriche ho voluto rappresentare il dramma dei profughi e ne ho parlato spesso in poesia. Il mio lavoro è come una finestra aperta sul mondo. Da quella finestra ogni giorno mi affaccio e guardo. Osservo la gente, le loro paure, le loro preoccupazioni, i conflitti sociali che pervadono la società. E’ una immensa fucina di ispirazione dalla quale attingo. D’altronde i poeti sono i cantori del tempo che vivono, la coscienza critica della società. Non bisogna immaginare il poeta come una persona che vive in un mondo tutto suo. Il mio poetare è figlio di quello che sono, di quello che vivo, di quello che ascolto.


- Grazie per aver partecipato!
- Grazie a te .



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Poesie di Carmelo Loddo per "Poeti per il Sociale"
Mi chiamo Carmelo LODDO, sono nato e risiedo a Reggio Calabria. Scrivo per passione da quando ero ragazzo, non solo poesia ma ,tra l'altro, filastrocche, fiabe e favole. Ho pubblicato alcuni libri e di professione faccio l'Agente di Polizia.

Scende la neve

 Dalla finestra della stanza 
guardo scendere la neve
chiudo gli occhi...
Ascolto i canti nel porto
tra rumori di catene e sofferenze
versi di antiche storie africane
novelle di giorni passati
novelle dei nostri giorni.
Le vecchie ciminiere non ridono più
stanche del loro grigio vapore,
pomeriggi di noia e disoccupazione
e ancora cade leggera la neve.
E' sull'altare di parole vuote
tra silenziose iperbole superiori
che rivedo quel mostro, il nostro male,
il diverso, l'ebreo, l'omosessuale.
Apro gli occhi davanti alla finestra
scende ancora la neve
ma non è più bianca
non è più lieve.

La terra non mi appartiene

Ha un solo colore l’erba,
i papaveri negli altopiani ondeggiano
respirando aria di mezzogiorno, solitari.
Si calpesta la via lastricata dal sangue
delle masse contadine, avvolte in sudari
di spine, come novelli Cristi.
Nel porto, tra vecchi e soldati, cantano
gli operai vecchie canzoni vestite di
nostalgia, sudano lacrime e ricordi.
Non ha colore il dolore, con la fame
risuona lo stesso vuoto interiore,
accomunando ogni razza e religione.
Raccogliamo ciocche di terra grezza
col bastone dell’ipocrisia, costruendo
castelli di menzogna sulle nostre paure.
Siamo figli della stessa sorte, sabbia
che si colora e tace nei tramonti dipinti,
figli di una madre con le stesse doglie.
La terra non ci appartiene, è lei genitrice
di ogni razza, padrona di ogni sepolcro,
è lei che ama o respinge, l'unica attrice.


Carmelo Loddo

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