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sabato 13 agosto 2016

Le foto di Radici Poetiche VI edizione 2016


Un video amatoriale che raccoglie le foto e i video della serata di premiazione del concorso Radici Poetiche VI edizione 2016, intitolato a Massimo Troisi, ideato e condotto da Donatella De Bartolomeis, fondatrice della casa editrice "Il Papavero", svoltosi nella suggestiva cornice del Castello di Summonte (AV) il 6 Agosto 2016



martedì 9 agosto 2016

La terra Sirena di Alessia Rocco non fa paura e vince il primo premio a "Radici Poetiche" VI edizione



Prima classificata al concorso di poesia dialettale "Radici Poetiche" VI edizione di 
Donatella De Bartolomeis, con la poesia "Io nun tengo paura" 
Alessia Rocco, napoletana, web writer, poetessa, scrittrice.


Migranti di ieri e di oggi con Luisa Mirabella in "Radici Poetiche" VI edizione


Luisa Mirabella in "V'Arricurdate" parla di migranti del passato e del presente e si classifica seconda al Premio di Poesia dialettale "Radici Poetiche" VI edizione, ideato e condotto da Donatella De Bartolomeis della casa editrice "Il Papavero"



lunedì 8 agosto 2016

I briganti di Maria Concetta Preta premiati a "Radici Poetiche" VI edizione

Premio del Comitato tecnico a Maria Concetta Preta, di Vibo Valentia, docente, scrittrice e poetessa, in gara con la poesia 'U cantu d'i briganti  "Quanto sangu passau?" a "Radici Poetiche" VI edizione 2016, Premio Poetico dialettale intitolato a Massimo Troisi, ideato da Donatella De Bartolomeis della casa Editrice "Il Papavero".



domenica 7 agosto 2016

Donatella De Bartolomeis ha messo Radici... Poetiche! VI edizione, 2016, castello di Summonte


Donatella De Bartolomeis, fondatrice della casa Editrice "Il Papavero", con sede a Manocalzati (AV), organizzatrice del Premio di Poesia Dialettale "Radici Poetiche", 
intitolato a Massimo Troisi, giunto alla VI edizione.



Paolo Landrelli, terzo posto ex aequo al concorso "Radici Poetiche", VI edizione 2016



Paolo Landrelli, poeta calabrese, intervistato nel castello di Summonte (AV) 
prima della serata di premiazione del concorso "Radici Poetiche" VI edizione 2016, 
intitolato a Massimo Troisi,
organizzato da Donatella De Bartolomeis della Casa Editrice "Il Papavero".
Insignito del terzo premio ex aequo.





venerdì 22 luglio 2016

Il Labirintum di Loris Elio Sardelli non si trova a Cnosso


Loris Elio Sardelli 
( http://leggiecrea.it )
è un poeta contemporaneo decisamente originale.
 Si fa chiamare Loris Elio, o come?

Dovessi rispondere con la convenevolezza, risponderei che l’uno, Loris, è il nome che mi diede mio padre, l’altro, Elio, mia madre. A ben pensare, invece, i nomi che ci portiamo sono solo degli archetipi frutto degli schemi di cui necessitiamo per muoverci come esseri umani al pari di un codice fiscale. Per cui si per l’anagrafe mi chiamo Loris Elio, per il mio essere chiamatemi o non chiamatemi come vi suoni più congeniale.

Nato nel 1970, della sua biografia colpisce l’assoluta normalità; padre “severo, ma giusto” madre “amorevole”; normale scuola e lavoro con trasferimento. Nuoto e arti marziali e un rassicurante lavoro in banca. Questa “normalità” è colpevole o innocente?

Rifuggo da concetti di colpevolezza o innocenza, essendo derive culturali religiose, ma, piuttosto, ben affronto quelli di responsabilità o irresponsabilità. Premesso questo, la relatività dei “sunt mores” che ci porta, oggi, a ritenere normale un qualcosa, domani potrebbe dettarci il contrario. Non esiste, quindi, una determinatezza al di fuori del fatto che io sia ciò che in questo momento scelgo di essere; in tale momentum, il peso di ciò che fui e di ciò che sarò.

 L’altra parte della medaglia vede in Loris Elio un lettore accanito, un sognatore, un viaggiatore appassionato di poesia e a sua volta poeta: studia addirittura il sanscrito (forse per approfondire testi religiosi?) scrive in modo molto strano utilizzando parole spezzate e accentate apparentemente a casaccio e intersecate da congiunzioni, preposizioni...
Cosa vuole esprimere con questa frammentazione? Oppure vuole essere la creazione di una sorta di metrica? 

Abbiamo (s)perso di vista la lingua e la (s) è d’obbligo e di uso piacendo; nell’era, cosiddetta della comunicazione, non riusciamo a comunicare, banale scriverlo; meno banale risalire alle cause di ciò. Ritengo risiedere un motivo cardine, nell’uso improprio dei termini, poiché ne abbiamo, appunto, (s)perso la portata semantica; ognuno vi attribuisce un significato a seconda del bagaglio sperimentale che possiede; il che, di per se, non è un errore od un difetto, anzi è il basamento della nascita di una lingua ove più soggetti attribuiscono a quella determinata “parola”, sommatoria di lettere od anche singola lettera, un significato comune di modo da poter comunicare. 
Mi sono interrogato a lungo su come nasca una lingua e molto mi sono documentato; come, infatti, scrivere senza porsi principi di etimo e semiotica? Impossibile, almeno tanto quanto, scrivere senza possedere una fiamma geniale. Vada per la seconda proprietà che non spetta a me affermare di possederla, ma, almeno, il primo aspetto ho la doverosità di costruirmelo da me. Ebbene, da qui, lo studio del Sanscrito, quale una delle lingue madri, unito allo studio dei testi di Court del Gebelin, abate medievale, che, con forza, si spinse alla ricerca di risposte che divennero il fondamento delle moderne teorie linguistiche. Da qui quindi, la percezione che i termini oggi utilizzati non siano più attuali per rispecchiare la realtà vivenda. Da qui, ho intrapreso un percorso artistico “pericoloso” e di molto affascinante decidendo di battere nuove vie comunicative ove un verso possa essere tutto ed il contrario di tutto a seconda della lettura intima del lettore. Io voglio portare il lettore dentro un nuovo mondo linguistico che gli sia affine almeno tanto quanto appaia ostico al primo impatto. Un mondo fatto di quei fonemi naturali che ben suscitano le azioni e le reazioni dei nostri animi.

Quali sono le sue pubblicazioni? Può dirci qualche parola sulle sue opere? La prima opera, lei afferma, non ha soddisfatto le sue aspettative: come mai? Le altre, invece?

Una ulteriore anomalia del mio essere scrittore è quello di rifuggire, oramai, sia dai concorsi sia dalle pubblicazioni intese come, oggi, le intendiamo. Non amo, infatti, l’attuale sistema editoriale. Ho adoperato scelte passate dicendo di no a noti editori e case distributrici che i più mi darebbero del fuori di senno. Ebbene preferisco essere ritenuto tale, piuttosto che svendere la mia opera; come ebbi a dire ad uno di questi signori: “piuttosto la regalo”. La mia prima opera, Stacco da Terra, era opera adolescenziale senza quel necessario tecnicismo che deve, comunque, contraddistinguere un’opera, per questo, l’ho ripudiata. Le altre un evolvendo, considerando che, forse dobbiamo tutti capire che le sillogi sono il pane per gli editori poiché le poesie vivono a se stanti dentro la costellazione di un poeta. Vogliamo farne sistema, unendo più poesie e pubblicandole? Facciamolo, ma non è giocoforza, indispensabile. Una poesia è opera d’arte in se e per se, senza bisogno che sia all’interno di una raccolta e, quindi, pubblicazione. Una poesia è una stella che basti a se stessa.


 Lei fa una poesia raffinata e, credo, poco comprensibile ai più; non crede che la poesia debba raggiungere in maniera diretta il lettore, mirando “alla pancia”, senza intermediazioni e giri di parole?

La poesia non deve nulla; forse per questo è sempre stata l’arte sublime ed, oggi, è l’arte che maggiormente risente della crisi dei tempi che “pretendono” falsi do ut des.

 Lei pensa allo stesso modo in cui scrive?

Io penso e provo come tutti; tutti pensano e provano come scrivono che, in sintesi, è pur sempre un surrogato di ciò che siamo. Io vi porto là dentro, dove avete paura di andare, dove anche io ho paura di andare: dentro la sorgente delle nostre ombre.

Ha creato due progetti molto interessanti; uno è il forum “Crea” del suo sito Leggi e Crea, in cui artisti, poeti,  scrittori si confrontano, condividono e creano insieme: ha avuto successo? Ce lo vuole descrivere?

Leggiecrea è ciò che la stessa unione di due verbi di azione ed una congiunzione significano; in quella congiunzione risiede il nostro processo creativo, la più alta forma esistenziale che ci è data avere e che, spesso, auto soffochiamo. Leggiecrea lo vorrebbe destare ove dorma, proteggere ove sia in pericolo, alimentare ove sia da far crescere. Leggiecrea è mater in una parola sola. 

L’altro, Labirintum Into Se, è una sorta di labirinto poetico con delle tappe in cui i poeti leggono proprie e altrui poesie in una sorta di labirinto virtuale; ho capito bene? Sarebbe interessante che lo spiegasse ai lettori, chiarendo come è nata l’idea di questo esperimento.

#LabirintumIntoSe è ciò che scrive, ha capito benissimo, purché il labirinto non sia virtuale ma piuttosto reale; è, infatti, il labirinto del nostro processo creativo, del nostro essere ed esistere come manifestazione del nostro essere appunto. I poeti, poi, fanno ciò che fanno nella realtà: esaltano e mettono a nudo la stessa aiutandoci a perseguire una strada evolutiva od involutiva che sia. Che rispondere poi sulla nascita? Io non ho creato nulla: i labirinti sono vecchi quanto l’uomo e le stazioni poetiche sono una traslazione della via Crucis; ho solo unito questi due antesignani archetipi per il nostro Moderno Medio Evo nella volontà di fornire uno strumento, ricco di interazioni, che aiuti l’essere umano.

Vorrebbe condividere qui una sua poesia per lei particolarmente rappresentativa e, se vuole, commentarla?

Condividerei Chronos, il mio primo componimento nato post decisione di intraprendere il percorso artistico sopra descritto e, quale parafrasi, utilizzerei la descrizione propria del sito leggiecrea ove è posta

doie rimani
sente pre
pro gloriam
do me stesso
ri verbero ie io
volteggia mani
pre stigio vorresti
caro n te
traghetti innocenti
salteranno i listoni
svirgolano i bulloni
che si sentono inutili
al passar d anelito
di libertà

“CHRONOS è la mia prima figlia dello stile avanguardista e sperimentale che ho deciso di intraprendere, percorrere, scardinare; finanche a camminare su un dirupo in riva al mare, cosciènte de esistenza di un profondo abisso alle mie spalle, quale salace e tenace compagno di viaggio. La affido al tuo cuore, al tuo intelletto, alle tue memorie e fantasie, affinché tu la possa ri forgiare, plasmare, distruggere e ricomporre. É un gesto di estremo altruismo quello che vado a compiere, consapevole che le ali de arte non abbiano confini ed egocentrici retaggi. Abbine rispetto, e profondi la tua luce, tutto il tuo io, tutta la tua anima, fino alla dissolvenza eterea de eternità; allora si, saremo liberi.

loris elio sardelli”

Quali sono i suoi progetti futuri?

Diversi ma per, scriviamola, scaramanzia preferisco non anticipare nulla; anche io, da essere umano, ho i miei riti.

La ringrazio della sua gentilezza e le auguro il successo e il divertimento che merita!


sabato 18 giugno 2016

Sono Valeria Sirigu, la combattente!


 D.- Buonasera, dottoressa Sirigu; è stata molto gentile a prestarsi a questa intervista. Le voglio dire che lei mi ha colpito moltissimo, come è successo sicuramente a molte altre persone
Di lei mi ha colpito, più che la sua particolare situazione fisica, la capacità di risolvere i problemi e non lasciarsi abbattere dalle difficoltà.
Una prima domanda che le vorrei rivolgere, ovviamente, è relativa alla sua storia: la vorrebbe raccontare in breve?
R. Sono figlia di una madre nubile, e di questo ne vado fiera ed orgogliosa, mi ha cresciuto da sola! Non ha mai chiesto nemmeno un soldo a mio padre; ma non mi ha fatto mancare nulla, anzi… dalla mia vita ho avuto moltissimo per non dire troppo… Mi sento una donna molto fortunata, la mia disabilità è solo una parte di me.
La mia genitrice, per paura che avessi un quoziente intellettivo inferiore alla norma, fin da neonata mi ha talmente stimolato che dai primi test medici sono sempre risultata con un Q.I. superiore alla norma. Mi ha fatto provare ogni sorta di situazione e io amo proprio viaggiare grazie a lei. Viaggiare è una delle mie grandi passioni, oltre le lingue straniere, fare politica attiva, essere attivista per i diritti umani e civili, fare servizi fotografici, e stare sotto la pioggia e bagnarmi tutta e fare cose pericolose per sentire scariche adrenaliniche per poi rilassarmi.
Per mia fortuna mia madre non è mai stata iperprotettiva, mi ha lasciato sempre molto libera. Infatti a 19 anni, come molti giovani, me ne sono andata di casa per fare l’università. Ovviamente mia madre scendeva a Cagliari, ogni week-end, per vedere come stavo e se avevo bisogno di qualcosa.
Quando dico che mi occupo di diritto penale internazionale, di intelligence e tecniche militari, di criminologia particolarmente di parafilie (disturbi e devianze sessuali) e di economia e finanza internazionali; alcune persone rimangono di stucco sia perché credono che io abbia deficit intellettivi a causa della mia gravissima disabilità, sia per il motivo che sono una donna e in quanto “sesso debole” non mi possa occupare di questioni molto brutte e prettamente “maschili”. Molta gente presume che il mio comunicatore sia un gioco per imparare a scrivere e quando esprimono tale pensiero scoppio in una grossa risata in quanto fin dalla scuola materna ero, a detta delle insegnanti, più avanti degli altri alunni. 
Il fatto che io sia una giurista femminista atea disabile, spaventa molti, perché sono tutte qualità che normalmente una donna con disabilità non detiene; a volte mi tolgono consenso politico perché quello che sono mi fa uscire totalmente fuori dagli schemi, però io tiro dritto per la mia strada senza mai chinare la testa e sono abbastanza forte e spregiudicata per arrivare, passo dopo passo, dove spero io…!
In tutto questo mi dispiace che il mio caro nonno non ci sia, mi sarebbe tanto piaciuto averlo ancora accanto e sapere se fosse stato orgoglioso della sua prima nipotina.
Fino a qui vi ho raccontato i miei lati seri, però ho anch’io i miei lati frivoli… Pur essendo disabile mi sento molto DONNA e da tale amo acconciarmi! Mia madre da bambina mi ha abituato a vestirmi sempre da femminuccia ergo scarpettine, calzine velate, abitini eccetera. Quando sono entrata alla scuola media e superiore a mia madre le veniva da sorridere per il motivo che vedeva sempre tutte le mie compagne vestite tutte uguali con jeans e maglia larga tutti i giorni, io a scuola non andavo mai vestita sportiva, al massimo casual e mi piaceva andarci con un filo di trucco; sono e sarò una voce fuori dal coro! Anche ora mi piace un sacco truccarmi (odio uscire senza trucco), vestirmi in modo sexy ed elegante, adoro comprarmi abiti da cocktail e da sera con la coda oltre che cappellini.
Personalmente ritengo che i disabili “noti” debbano e hanno il dovere di lottare, per tutti gli altri, per sfatare miti e rimuovere le “barriere mentali” sulla disabilità.
Uso la mia immagine, di personaggio pubblico, in modo consapevole oltre che studiato per dimostrare che una donna può essere sexy pur essendo disabile.
Ogni tanto mi piace giocare, anche con gli sguardi, con gli uomini. Però se un uomo prova soltanto a sfiorarmi quando io non voglio reagisco all’istante! Se dovessi percepire il disagio o una richiesta d’aiuto di una donna di qualsiasi età, ceto sociale o nazionalità interverrei subito. Di fronte alla violenza sulle donne non bisogna mai girare la testa dall’altra parte, e se si ha paura per la propria incolumità… almeno che si chiamino le forze dell’ordine. Io denuncerei l’offender ai primi segnali di violenza che sia psicologica o fisica.  
Amo definirmi: “una donna dalle mille sfumature” perché mi sento una donna completa e ho mille aspetti… ma non sono, di certo, perfetta, però se sono così istruita, sicura, forte e coraggiosa lo devo solo a mia madre che io veramente amo più della mia stessa vita!

D.- Un’altra cosa che mi incuriosisce è la sua dichiarazione di ateismo; infatti sono convinta, come religiosa, che proprio la sua particolare situazione possa essere la lampante dimostrazione che noi non siamo un solo corpo, ma abbiamo un’anima che agisce a dispetto degli ostacoli imposti dalle difficoltà del corpo. Non è d’accordo con questa valutazione?
R.- Dipende da persona a persona. Io ho trovato la forza nell’ateismo più puro, infatti ho ottenuto la scomunica ufficiale (sono proprio fiera di questo) dalla Chiesa Cattolica a norma dei cc. 751 e 1364 del Codice di Diritto Canonico; altra gente prende tale forza dalla fede. Personalmente preferisco credere che io agisco in base alle mie convinzioni senza avere dogmi, Madre Natura ha dotato l’uomo della capacità di autodeterminazione e di discernimento, avrei fatto le stesse cose che faccio ora pur essendo “normale”, ergo alla Sua domanda mi sento di concordare con Lei.


D.- Nel suo sito, www.valeriasirigu.net, scrive che dopo la laurea in Giurisprudenza a indirizzo internazionale, vorrebbe lavorare come avvocato per il tribunale europeo dell’Aja, oppure all’ONU. Da cosa nasce questa aspirazione?  La sta portando avanti o ha deciso diversamente?
R.- La mia più grande ambizione rimarrà sempre quella, e nasce dall’età di 16 anni quando ho letto “Suad – Bruciata viva”: racconta la storia di una ragazza della Cisgiordania che si innamora, ha un solo rapporto sessuale e rimane incinta, la sua famiglia decide di bruciarla viva. Io essendo femminista da quando ero adolescente e per la libertà sessuale (espletata con vera coscienza dalle ragazze degli anni 60, non quella che credono di avere le adolescenti d’oggi), quindi ho deciso di dedicare tutta la mia vita a lottare contro la violenza sulle donne. Oggi faccio parte dell’Associazione Onda Rosa, il centro antiviolenza di Nuoro.

D.- Scrive per alcuni giornali online: quali argomenti tratta?
R.- Principalmente di diritto penale internazionale, di diritti umani, di intelligence, di violenza sulle donne, di criminologia; inoltre di economia e finanza.

D.-Viene da una piccola città della Sardegna, ma ha viaggiato molto e conosce diverse lingue. Dove le piacerebbe stabilire la sua residenza definitiva? Quanto offre la Sardegna nella tutela dei disabili?
R.- Non ho ancora deciso, ma mi piacerebbe molto negli Stati Uniti oppure in Spagna, o comunque dove troverò un lavoro, tutto il mondo è casa mia. Sa che Lei mi coglie in castagna per il motivo che io usufruisco solo della L. 162/98, è una legge che dà finanziamenti per pagare l’assistenza domiciliare o per progetti che stimolano la vita in autonomia o la cura dell’utente. Quando andavo a scuola ho sempre avuto sia l'assistenza per l’igiene personale che 18 ore di insegnante di sostegno. Una volta, quando avevo 8 anni, il comune ha provato a togliermi l’assistenza a scuola per tutte le ore stabilite e nel frattempo che le maestre e mia madre si chiedevano che protesta attuare, io ho scritto, di mio pugno, queste parole: "Assistente sociale di merda, i disabili servono, servono a fare lavorare le persone!", le ho stampate e le maestre le hanno portate in Comune, il giorno dopo avevo l'assistenza per tutte le ore se dovevo andare in bagno. Sono una combattente nata.
La mia città offre anche un servizio di trasporto disabili che attualmente io non utilizzo. 

D.-Ho letto che vive in totale autonomia rispetto alla sua famiglia di origine: com'è la sua giornata/tipo?
R.- Prima di tutto mi preme dire che ora vivo a casa di mammina perché mi fa tanto comodo, in attesa di comprarmi una casa tutta mia. Nonostante la mia grave disabilità mia madre (e io la adoro per questo) sembra una di quelle madri nordiche che vogliono l’indipendenza dei figli alla maggiore età. Anche io vorrei avere un’abitazione tutta mia, pur volendo un gran bene a mia madre, ma ormai siamo due donne adulte quindi con abitudini ed esigenze diverse benché abbiamo molti interessi in comune. Viviamo sotto lo stesso tetto però è come se vivessimo due vite separate in quanto siamo due donne super impegnate e, quando mi assiste, lei ora fa le veci di una normale assistente cioè non mette bocca nei fatti miei, anche perché sono abbastanza grande per avere una vita totalmente mia, ho solamente bisogno di un aiuto fisico; oltre a ciò, per mia sicurezza, voglio avere un punto di mia estrema fiducia, che può essere anche un’amicizia di vecchia data e molto forte, a poche ore di viaggio da dove abiterei io per qualsiasi evenienza. Quando devo partire senza mia madre, per esempio, mi organizzo in totale autonomia con le persone con cui devo partire. Mi sento fortunata anche perché giro per il mondo. Una mia giornata tipo non esiste per il motivo che i miei impegni variano di giorno in giorno. Mi posso alzare di notte come mi posso svegliare anche alle 12;00, ma di sicuro non vado a dormire prima delle 01:00. Come molti giovani ho orari sregolati. Vi posso dire che adoro fare gli happy hour, e andare in giro per locali fashion.
Un’altra cosa importante da dire è che voglio più di una persona che ruoti intorno a me, in quanto ho una vita “particolare” e reputo che per una persona sola sia troppo stancante seguirmi, anche se posso stare ore da sola. Dalle persone che mi assistono esigo solo un aiuto fisico, della mia vita decido solo io!

D.- Da donna, mi colpisce moltissimo anche il fatto che lei abbia anche in programma un figlio, nonostante le oggettive difficoltà della sua situazione; immagino che, da donna pratica e intelligente qual è, abbia già programmato tutto il necessario. Vorrebbe dirci come immagina la sua vita di madre?
R.- Eccola là, la domanda che mi spiazza! Quella di diventare madre per ora è solo un’idea molto vaga e alquanto egoistica, soltanto perché sento un forte istinto materno e vorrei trasmettere i miei geni ad un altro individuo, però lo crescerei con amore. Non sono in cerca di marito, la parola matrimonio mi spaventa moltissimo, mi basterebbe solo un compagno con cui fare una sola figlia femmina. Non sogno l’abito bianco…
In più di un’occasione a mia madre ho paventato il pensiero dell’inseminazione artificiale su di me oppure l’utero in affitto, pur non avendo un uomo accanto. Il brutto di una mia gravidanza è che gli ultimi mesi dovrei restare quasi totalmente allettata per evitare il rischio trombosi, il bello sarebbe sentire crescere una vita dentro di me. Se dovessi rimanere incinta e per qualsiasi motivazione abortire, lo farei anche se con la morte nel cuore. L’utero è delle donne e ognuna se lo gestisce come meglio crede! Non bisogna mai giudicare le scelte di ogni singola donna, ma soltanto rispettarle! Di sicuro prima di stabilirmi con la residenza in un luogo fisso per anni e non avendo una buona sicurezza economica, a fare una figlia non ci penso proprio. Poi c’è inoltre il problema dell’età; sinceramente penso che dopo una certa età i figli non andrebbero procreati per il motivo che più si è avanti con l’età e più alto è il rischio di mortalità, per me non è giusto lasciare un bimbo o adolescente senza genitori. Se dovessi diventare davvero madre sicuramente non rinuncerei al lavoro per nessuna ragione al mondo, però allo stesso tempo (come mi ha insegnato la mia) quando stessi con mia figlia le dedicherei del tempo di alta qualità. Mia madre è l’esempio lampante che una donna può essere lavoratrice e una buona madre allo stesso tempo, pur essendo sola ed in più avendo prole a dir poco problematica. Mi auguro di essere una buona madre come lo è stata la mia: dolce ma severa, divertente e complice, che riesca a trasmettere i miei valori. Anche se mia madre mi vede molto più rigida di lei con gli adolescenti e i bambini che incrocio. Se dovessi diventare madre lei ne sarà felice.

D.- Vorrei che concludesse con dei consigli a chi si trovasse ad affrontare situazioni analoghe alla sua; non solo consigli legati a un incoraggiamento, ma anche consigli pratici, per esempio a chi rivolgersi, come gestire la quotidianità e via dicendo.
R.- Niente è impossibile, se si sogna tutto è possibile però si deve avere il coraggio e la forza di lottare! Io ho sempre fatto cose che fanno le persone “normali”, ne ho fatto anche di più e da adolescente sono stata molto ribelle… Personalmente non ci siamo quasi mai rivolte ai servizi sociali, anche perché le assistenti sociali hanno più volte lodato la mia cara mamma per il suo essere madre.  A volte mi dice: “avrei voluto un po’ di riposo lasciandoti ai servizi sociali, ma non ti hanno voluta. Cosa ho fatto di male?” e io replico ridendo: “Tu sei stata una bravissima madre!”. Mia madre ha scelto le tate e poi io le mie assistenti in colloqui privati. Se mi ricordo bene, se si chiamano attraverso una cooperativa si devono pagare di più, in quanto bisogna dare una percentuale all’associazione. C’è da dire che io non ho bisogno di trattamenti infermieristici particolari e che la mia famiglia non è indigente (per mia fortuna) perché ogni mese per pagare l’assistenza spendiamo come minimo 1.100 € la paga va in base alle ore che fanno, a volte anche meno di tale cifra. Quando esco voglio sempre un’assistente oppure un amico, anche perché io non parlo, ma comunico con i comunicatori e qualcuno me li deve dare, oppure se mi serve qualcosa ho bisogno di una persona accanto. Invece a casa mia, una volta che sono sulla carrozzina, mi sono lavata e ho mangiato preferisco stare da sola, mi arrangio. L’abbiamo sistemata per avvantaggiare la mia autonomia. Non mi piace dire dove abito perché fidarsi è bene, non fidarsi è meglio; in più quando sono sola tengo la tv o radio a volume alto per dimostrare che in casa c’è qualcuno. Chi mi conosce bene sa che quando sono da sola e vuole venire a casa mi deve mandare prima un messaggio sull’iPhone, altrimenti non apro di certo. Se dovesse succedere qualsiasi cosa so benissimo come reagire e comunque se c’è un’urgenza mando un messaggio e qualcuno arriva. Inoltre da poco ho cambiato carrozzina e ho voluto una semi sportiva, anche se per sua natura è pericolosa in quanto si ribalta facilmente, però mi consente di andare più velocemente facendo il minimo sforzo, in più ho voluto anche il grip, un rivestimento in gomma che si mette sul corrimano delle ruote e che consente di spostare la carrozzina anche con i gomiti, avanbracci, oppure col palmo della mano senza aprirla o anche con un solo dito perché la gomma crea attrito e si ha un’ottima presa. Quando ho un impegno cerco di avvisare per tempo la persona che mi deve assistere, a volte capitano gli imprevisti e veramente si corre per arrivare il prima possibile. È molto stressante ma voglio dimostrare che la mia patologia non mi preclude di avere una vita stressante come qualunque altra donna in carriera. Per quanto riguarda i viaggi vi segnalo un’ottima associazione, “Strabordo” che organizza bellissimi viaggi per disabili e non. I viaggi per piacere o per lavoro me li organizzo anche da sola. Per lavoro vado anche in luoghi non proprio rilassanti, è una sfida soprattutto con me stessa, ma non mi spaventa. Ho scelto di fare un lavoro non proprio rilassante per una donna con disabilità. Un altro consiglio è: per ogni viaggio scegliere accompagnatori più consoni a quel tipo di soggiorno.                      

D.- La ringrazio infinitamente e le auguro di realizzare i suoi desideri.
R.- Grazie a lei; mi auguro che quest’intervista possa servire a molte persone anche non diversamente abili.



mercoledì 15 giugno 2016

La sfida di "Aliud" all'impoverimento culturale; Intervista a Giuseppa Sicura.

La dottoressa Giuseppa Sicura, della redazione di "Aliud"
Il numero zero del trimestrale di letteratura "Aliud"






Buongiorno Dottoressa Sicura

desideravo intervistarla in merito alla rivista trimestrale di poesia intitolata Aliud , nata molto recentemente, con collaboratori da tutta Italia, che prevalentemente si occupa di poesia, ideata da lei e dalla dottoressa Bianca Mannu, in merito alla quale desidero complimentarmi, essendo una rivista con articoli di qualità.

 D.- Come è nata l'idea di creare in Sardegna un trimestrale di poesia e cultura letteraria? Vi è venuto il pensiero che potesse confondersi tra le centinaia di riviste più o meno valide, spesso create per dare visibilità ed essere fonte di guadagno per case editrici poco serie?

R – L’idea della rivista è nata dall’esigenza di esprimere contenuti diversi dai soliti, che giornalmente invadono il Web e che costituiscono una costante comune alla maggior parte delle opere auto-pubblicate, dove largo spazio è dato a sentimenti e vicende di carattere troppo personale e intimistico. Partendo da tale esigenza, come titolo abbiamo infatti trovato perfetto, nella sua sinteticità, il termine latino ALIUD (altra cosa). L’umanità sta vivendo momenti molto difficili, a livello planetario, con fenomeni di gravità estrema, come la mancanza di lavoro, di cibo, le guerre, l’emigrazione di popoli, ecc., di cui abbiamo notizie dirette giornalmente e tutto ciò credo che non possa lasciare indifferenti nessuno e soprattutto i poeti e gli scrittori che, utilizzando uno strumento molto potente come la parola, dovrebbero, oggi più che mai, allargare lo sguardo oltre la sfera personale e farsi partecipi e testimoni del proprio tempo. Le linee programmatiche, delineate nei primi editoriali dei nostri “Fogli” si basano su questa sensibilità, che manca o viene trascurata dalla maggioranza degli autori, i quali tendono a privilegiare le inquietudini del proprio Io, spesso con esagerato lirismo, e si disinteressano totalmente di quelle che coinvolgono l’intera comunità umana. ALIUD tende invece a dare spazio a contenuti che privilegiano le manifestazioni e i problemi del Noi, senza comunque scartare del tutto le opere di carattere più personale, qualora non siano semplicemente uno sfogo terapeutico, ma sottendano un percorso di pensiero profondo e originale. Vengono selezionati attentamente i testi e per la scelta si tiene sempre conto sia del contenuto che della forma e del risultato artistico-letterario. A volte quest’ultimo può anche essere trascurato qualora il testo presenti una particolare originalità o interesse documentaristico; viene invece scartato ogni contenuto pregno di sproloqui ed esagerazioni, dettati semplicemente dalle esigenze egocentriche del proprio ombelico. In genere affianchiamo i versi o i brani di prosa con qualche commento, che certamente non pretende di essere verità assoluta, ma esprime solo un nostro punto di vista personale e il più possibile sincero, nel totale rispetto degli autori.
Abbiamo sicuramente considerato la scarsa presenza di riviste letterarie nella nostra regione e nelle nostre più immediate vicinanze. Qualcosa è stato già pubblicato nel passato e qualcosa in questo senso ogni tanto viene alla luce, ma sapevamo comunque che ALIUD, avrebbe avuto struttura e impostazione completamente diversa. Il confronto con altre riviste non ci preoccupa ed è lungi da noi l’interesse economico. Tutto nasce solo dalla passione per la scrittura e dalla volontà di dare visibilità a opere meritevoli, di contro all’andazzo delle varie case editrici che, pur di guadagnare, pubblicano anche l’insignificante, il nulla.



D.-  Come è strutturata la rivista? A quale pubblico si rivolge, quali temi predilige e perché?

R – La rivista è strutturata in due parti, nella prima trattiamo di poesia, nella seconda di prosa.    
All’interno di ognuna delle parti sono inserite varie rubriche, alcune fisse, altre variabili, a seconda del materiale disponibile per la pubblicazione. Vogliamo sentirci liberi, non ingabbiati in schemi troppo rigidi. Nella prima pagina, che fa anche da copertina, inseriamo un editoriale e la poesia di un autore della letteratura italiana o straniera del ‘Novecento, di cui in seconda e terza pagina si danno notizie sulla biografia e sulla poetica. Cerchiamo nelle altre pagine di dare spazio sia ai lavori degli autori facenti parte della redazione sia a quelli di poeti e scrittori di tutta Italia, esordienti o non, tenendo conto della compatibilità con le linee programmatiche esposte nel N.0 e N.1 e che in qualche modo ribadiremo anche negli altri numeri. Tendiamo comunque soprattutto a dare ai nostri lettori lavori di buon livello culturale, che si distacchino dalla tendenza comune e ci rivolgiamo ad un pubblico che sappia apprezzare non solo tutto ciò che riesce a far vibrare le corde del “cuore”, ma anche e soprattutto ciò che possa lasciare un segno, una traccia, in quanto capace di sommuovere, coinvolgere o sconvolgere  anche “il pensiero”, fonte e motore di ogni espressione emozionale; ci rivolgiamo ad un pubblico capace di guardare e osservare con una sensibilità nuova, aperta a grand’angolo perché, ricordiamoci, è attraverso i sensi che passa comunque la nostra conoscenza del mondo esterno, prima di raggiungere il pensiero e tramutarsi in emozione e poi in parola e pertanto questi (i sensi) dovrebbero essere sempre esercitati all’osservazione di tutto ciò che accade oltre noi e ci circonda o coinvolge e così facendo ci renderemo conto che al momento in cui rivolgeremo di nuovo lo sguardo per osservare ciò che ribolle dentro noi, ci si aprirà non un piccolo scrigno, ma un universo. Un universo che comunque soltanto un pensiero affinato saprà tradurre in parole, quel pensiero in quotidiano contatto con la lettura di opere che siano frutto di una profondità di riflessione e ricerca e abbiano un’indubbia valenza umana e letteraria.


D.- Come riuscite a sostenerne le spese?

R - Pur essendo ALIUD un piccolo opuscolo, le spese sono considerevoli, soprattutto per la stampa, ma finora siamo riusciti, con i contributi dei lettori, ad andare avanti, anche perché tutto il lavoro svolto dai membri della redazione e dai vari collaboratori è a titolo gratuito. Infatti la caratteristica di questi “Fogli trimestrali” è che nascono dalla passione per la scrittura, che anima tutti i componenti della redazione e che pertanto non mirano a ricavarne alcun guadagno, ma solo a dare visibilità alle opere meritevoli di considerazione.

D.- Avete ruoli diversi lei e la dottoressa Mannu? Quali sono gli altri collaboratori e con quali incarichi?

R – Abbiamo insieme la direzione e il potere decisionale. Io svolgo anche il compito di segretaria e mi occupo dell’impaginazione. I collaboratori fissi sono: l’Avv.Carlo Onnis, poeta e scrittore, Mariatina Biggio, poetessa, Florio Frau, ex insegnante, poeta e scrittore; hanno condiviso il progetto e oltre a metterci a disposizione i loro scritti, hanno contribuito economicamente alla nascita della rivista e svolgono potere consultivo. Dal prossimo numero si aggiungerà un nuova collaboratrice stabile, la Dott.essa, poeta e scrittrice, Katia Debora Melis, già presente nel N.1 e nel N. 2.

D.- Può descrivere la “giornata tipo” della redazione di Aliud e raccontare qualche aneddoto curioso, se ve ne fossero? Chi decide la linea di ogni numero?

R – Non c’è una giornata tipo, la nostra è una redazione “sui generis”. Ci riuniamo periodicamente, circa due o tre volte al mese, per discutere sul materiale da pubblicare. La linea del numero può essere suggerita da ognuno di noi, ma viene decisa concordemente, dopo qualche incontro. Progettiamo poi le singole pagine dividendoci i compiti sia per la scrittura dell’editoriale che per la scelta dell’autore della prima pagina e dei vari commenti. In genere io e Bianca ci occupiamo anche degli autori che pubblichiamo a tutta pagina, con scheda biografica e commento dei brani o delle poesie. Spesso con lei definiamo i particolari e le decisioni anche telefonicamente o via e-mail. Quando il progetto del nuovo numero è chiaro ed il materiale è già disponibile io preparo l’impaginazione a casa mia e al mio pc,  poi ci riuniamo di nuovo per approvarla e portarla in stampa. A volte può capitare che si facciano delle variazioni o che qualcuno ritarda nel consegnare il materiale. Uno dei collaboratori da rincorrere sempre è Carlo Onnis, raffinato e prolifico poeta, sempre impegnato in tante altre faccende ( prove teatrali - corsi- associazioni varie – facebook - ecc.); ma come fare a meno del suo spirito gioviale e delle sue pronte battute poetiche o parapoetiche?

D- Avete dato vita a questo giornale anche spinte da altre considerazioni non strettamente letterarie, per esempio la povertà del panorama culturale o il fatto che la cultura possa essere asservita ad interessi economici o di potere?

R -  Oggi più che mai è molto difficoltoso, per poeti e scrittori, riuscire ad attirare l’attenzione delle case editrici e l’unica chance è l’auto-pubblicazione, che oltre ad essere costosa, non garantisce la distribuzione nelle librerie, per cui le nostre opere sono destinate a viaggiare solo all’interno del parentado e della cerchia amicale. Le piccole case editrici, anche quando dicono di pubblicare non a pagamento(???) vogliono materiale non di valore, ma commerciale, facilmente vendibile per soddisfare le esigenze di lettori sempre più distratti e sbrigativi. Le grandi case editrici sono blindate, irraggiungibili, aperte solo ad una ristretta cerchia di autori, sempre gli stessi, fritti e rifritti in tutte le salse. Entrare in quel circolo è quello a cui  ogni autore comunque aspira, per avere la giusta visibilità, ma è un evento di carattere nepotistico o divinatorio. Bisogna trovare e propiziarsi il santo giusto. Purtroppo tutto ciò che è fonte di guadagno è sempre soggetto a ingerenze varie,  anche di carattere politico ed economico e a maggior ragione ciò vale per la cultura, attraverso la quale si possono anche veicolare pensieri e progetti di potere, si possono indirizzare e manovrare popoli interi. Ma per noi cultura è sinonimo di libertà e in blocco rifiutiamo tutto ciò che abbia anche solo l’odore dell’asservimento.
In quanto al panorama culturale, non c’è povertà, se ci riferiamo alla quantità, poiché con le auto-pubblicazioni prolificano i libri di prosa e di poesia; se ci riferiamo invece alla qualità,  sembra che tutti prediligano percorrere le medesime strade che non portano da nessuna parte se non verso una voragine abissale. Ed è questa considerazione una delle molle che ci ha spinto a creare ALIUD, come a voler arginare il fenomeno, impresa che, ne siamo pienamente consapevoli, potrebbe assumere connotati donchisciotteschi.

D. - Lei  è siciliana, si è trasferita in Sardegna diversi anni fa e ha pubblicato un libro di poesie nel quale parla della sua terra di origine: quindi non esiste solo il mal di Sardegna, ma anche il mal di Sicilia? Vorrebbe scrivere qui e commentare la poesia che predilige?

R – Si, sono un’emigrata degli anni settanta, venuta in Sardegna per insegnare e poi convolata a nozze con un cagliaritano. Pertanto la Sardegna è diventata per me una terra adottiva, alla quale non avrei potuto non affezionarmi, ma la nostalgia per la Sicilia e per il mio paese, con l’avanzare dell’età, si acutizza. Sono un’inguaribile nostalgica, ma oggi cerco di arginare questo sentimento o di gestirlo più pacatamente, allargando l’orizzonte degli interessi che includono altre urgenze e necessità. Una delle poesie che leggo sempre volentieri non fa parte del libro “Muri di pietra”, ma di una silloge ancora inedita di circa 40 poesie tutte in dialetto gallo-italico, una variante del siciliano che si parla ancora in pochi paesi, compreso il mio. Sono pochi versi, dove ho cercato di esprimere  ciò che provo quando ritorno lì. Tutto assume una dimensione diversa, sia fuori che dentro di me, e vivo una specie di piacevole stordimento che mi fa sentire libera da ogni preoccupazione contingente, tanto che potrei nutrirmi davvero solo d’aria. Penso però che questo tipo di sentimento possa essere riferibile a qualsiasi luogo e riguardare chiunque, per vari motivi, sia costretto ad allontanarsi per sempre o per lungo tempo dalla propria terra nativa. Si tratta di un’inquietudine generata dall’assenza e dalla percezione di un “altrove” perduto per sempre, ma che si vorrebbe recuperare. Un sentimento nostalgico che ha dato origine a fiumi di poesia, che viene appunto denominata genericamente come “poesia d’esilio”. Ad esprimerlo non basteranno mai del tutto le parole e solo chi ne ha esperienza diretta credo possa comprendere appieno questa forma di malessere generata nel distacco dalle proprie radici, con una lesione non cicatrizzabile, che inevitabilmente produce crisi e disorientamenti nella personalità.

OGNI  VȎTA

Ogni vôta ca tornu cca
nmenzu a ‘sti casi
cummigghiati ‘i suli
si sciugghiunu i fili
ca ntrizzunu u tempu
l’afa accupusa
si fa vitru trasparenti
e i ma pinsieri
nun pisunu chiù nenti
nun hannu patruni
sbattunu l’ali
e comu l’ucieddi
cercunu u cielu
e si mangiunu l’aria.

OGNI  VOLTA

Ogni volta che torno qui
tra queste case
incartate di sole
si sciolgono i fili
che intrecciano il tempo
l’afa soffocante
si fa vetro trasparente
e i miei pensieri
… leggeri
senza padroni
agitano in alto le ali
e come uccelli
cercano il cielo
e si nutrono d’aria.



D.- Aliud è ancora in evoluzione?

R – Certo, ALIUD è una creatura appena nata e come tale soggetta a mutazioni e consolidamenti.


D- Grazie della sua gentilezza e buon lavoro a lei e tutta la redazione.

R- Grazie a lei per la considerazione e l’attenzione.



lunedì 23 maggio 2016

"Il dialogo": piccola realtà irpina di ampio respiro. Intervista al direttore Giovanni Sarubbi

Quella che segue è l'intervista a Giovanni Sarubbi, direttore de "Il dialogo" (www.ildialogo.org), giornale online nato a Monteforte Irpino (AV), votato al dialogo interreligioso e alla cultura della pacifica convivenza tra i popoli.

La home del giornale online "Il dialogo", fondato da Giovanni Sarubbi


D._ Buonasera, Direttore. Vorrei rivolgerle alcune domande circa la sua rivista online “Il dialogo” (www.ildialogo.org), un periodico di cultura, politica e dialogo interreligioso dell’Irpinia.
Un giornale molto ricco, interessante, senza scopo di lucro, basato sul lavoro volontario.
Quando è nata l’idea di un giornale di così ampio respiro? A quali esigenze risponde?

R. Il giornale è la continuazione su internet di un giornale cartaceo che si è stampato a Monteforte Irpino dal 1996 al 1998. Tre anni molto impegnativi sul piano politico e sociale. Allora il giornale aveva lo scopo di risvegliare la stampa politica cittadina e si inseriva in un progetto politico legato ai partiti di quello che allora si chiamava ULIVO. C’era un gruppo di persone che collaborava che faceva parte sia dell’allora PDS, sia dell’allora Partito Popolare, cioè dei partiti che avevano sostituito rispettivamente PCI e DC. Oltre ai fatti locali il giornale spaziava su molte problematiche di tipo nazionale, quali l’ambiente ed il dialogo interreligioso. In quegli anni si stabilì un rapporto con il Villaggio Evangelico sito a Monteforte, che allora era gestito ancora dalla Tavola Valdese. Quando poi nel 1998 il gruppo che aveva dato vita al periodico, che si stampava ogni 15 giorni ed andava letteralmente a ruba, si sciolse perché perse le elezioni comunali, io rimasi solo e fu quasi automatico il suo trasferimento on-line su Internet che allora stava cominciando a consolidarsi.
Il giornale come è adesso è legato sostanzialmente alla mia passione cinquantennale per il giornalismo. Ho cominciato a scrivere articoli all’età di 14-15 anni e da allora ho sempre continuato prima su vari fogli ciclostilati, come si usava negli anni 60 e 70, poi su giornali nazionali legati a partiti politici di sinistra. Ed è proprio questa esperienza che mi portò nel 1984 alla iscrizione come pubblicista all’albo dei giornalisti. Ho poi collaborato a diversi giornali locali e nazionali, quali “Il Mattino” di Napoli, o riviste dell’area religiosa come Tempi di Fraternità, Confronti, il settimanale della diocesi di Avellino “Il Ponte”. Ed alcuni altri periodici provinciali. Il giornale on-line nacque quasi per scommessa durante una discussione all’interno di un gruppo interreligioso che allora esisteva ad Avellino e di cui facevo parte. Per un annetto feci le prove su uno spazio web gratuito e poi registrai il dominio www.ildialogo.org su cui attualmente è installato il giornale. La svolta fu la tragedia dell’11 settembre del 2001. In quella occasione mi fu chiesta la disponibilità ad ospitare sul sito l’iniziativa della giornata del dialogo cristiano-islamico che fu lanciata proprio subito dopo quei tragici eventi. Seguendo quella esperienza il giornale si è andato via via sviluppando e arricchendo di argomenti, ce ne sono un centinaio attualmente sul sito, su tutto ciò che si muove nell’ambito religioso o politico sociale. Argomenti di punta del sito sono stati la questione dei preti pedofili, di cui siamo stati fra i primi ad occuparci, o la questione dei preti sposati o della omosessualità in rapporto alla chiese cristiane. Ci siamo legati ai movimenti di base della chiesa cattolica ma anche a quelli di matrice protestante. Oggi il sito risponde alle esigenze di quanti cercano informazioni sui temi della pace e del dialogo interreligioso o di una spiritualità scevra da ritualismi e gerarchie, libera  e liberante. Esigenze che in numeri significano una media di visite giornaliere al sito di oltre 6000 persone, circa 200mila al mese e oltre due milioni l’anno.

D._ Il giornale è nato in Irpinia, ma non si rivolge espressamente a un pubblico irpino. Il tema principale del suo giornale sembra essere il dialogo interreligioso: quest’ultimo è presente, in Irpinia? Il suo giornale ha dato un contributo sostanziale a tale dialogo nella piccola realtà territoriale irpina?

R. Il dialogo interreligioso è stato presente in Irpinia e ha sviluppato numerose iniziative, alcune di portata addirittura mondiale. Il tutto si è sviluppato quando ad Avellino era vescovo il compianto mons. Antonio Forte che credeva fermamente nel dialogo ecumenico ed interreligioso. Fino a quando c’è stato lui alla guida della diocesi la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani si faceva molto seriamente e così quella del dialogo con gli ebrei. Sempre mons. Forte fu tra i primi firmatari dell’appello per la giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, promuovendo iniziative su tale terreno con diverse manifestazioni per la pace fatte in città e con diversi incontri con imam musulmani. C’è stato, ad esempio, un incontro interreligioso in una chiesa della diocesi durante la quale un musulmano irpino parlò dall’altare durante l’incontro, cosa che fino a quel momento era un tabù. Con la sua sostituzione il dialogo ecumenico ed interreligioso è praticamente scomparso, anche per il contemporaneo trasferimento di alcuni preti, anch’essi legati all’ecumenismo, con i quali abbiamo sviluppato numerose iniziative. Si, in quell’epoca come giornale abbiamo dato un contributo sostanziale al dialogo interreligioso. Ricordo, ad esempio, un dibattito sul tema della intercomunione tra cattolici e protestanti di cui abbiamo avuto un episodio in Irpinia, credo unico al mondo. Episodio che provocò molto rumore e scompiglio sia in ambito cattolico sia in ambito protestante ed in particolare nella chiesa valdese.

D._ Molto sentito, nel suo giornale, è anche il problema della guerra e della necessità di porvi fine; ma, nella realtà, l’obiettivo della pace sembra essere molto lontano. Lei crede che il dialogo interreligioso possa davvero contribuire alla pace? Non crede invece che, considerata la tendenza degli esponenti religiosi ad affermare la supremazia della propria religione sulle altre, già questo di per sé pregiudichi la possibilità reale di dialogare, allontanando quindi la pace? O sono altri a non volere la pace?

R. Le religioni, per lo meno fino alla Pacem in Terris di Giovanni XXIII, sono state a rimorchio dei rispettivi governi quando essi scatenavano la guerra. È successo così ancora nel secolo scorso sia con la prima che con la seconda guerra mondiale. Le varie confessioni cristiane hanno combattuto armi in pugno l’un contro l'altra armate per sostenere i propri principi, imperatori, presidenti della repubblica. Cattolici e protestanti in Germania, ai tempi di Lutero, erano alleati nella lotta contro i contadini nella guerra dei trent’anni. Guerra che era sostenuta teologicamente da una corrente riformatrice radicale, gli anabattisti, che rifiutavano la sottomissione ai principi, che fu sancita nella pace di Augusta con la famosa formula “cuius regio eius religio” (cioè "Di chi è la regione, di lui si segua la religione"). Gli eserciti uniti cattolici-protestanti distrussero questa corrente radicale che si era asserragliata nella città di Munster. Fra le confessioni cristiane e le religioni esiste un ecumenismo del male che è molto forte ed ancora esistente. Sulle cose che negano le stesse fondamenta delle rispettive religioni, tutte le religioni vanno d’accordo, a cominciare da quel “non uccidere” che è scritto in tutti i codici religiosi esistenti. Io penso che oggi sia sempre tempo di dialogo fra le religioni. "Non c'è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni. Non c'è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni. Non c'è dialogo tra le religioni senza una ricerca sui fondamenti delle religioni". Lo ha scritto il grande teologo e storico Hans Küng. Questa frase campeggia come introduzione alla sua trilogia su Ebraismo, Cristianesimo ed Islam. Quella del dialogo è una strada certo irta di ostacoli ma è l'unica che uomini e donne di volontà buona possono seguire. Tutte le altre portano alla guerra e all'autodistruzione. Abbiamo invece bisogno di teologi che in tutte le religioni sappiano costruire il dialogo. Finora teologi e filosofi sono spessissimo stati usati per supportare, con le loro idee, la guerra. Per la sopravvivenza dell'umanità abbiamo ora bisogno di teologi e filosofi per il dialogo. È questo l'impegno per il quale noi lavoriamo e vogliamo continuare a lavorare.

D._ Noto che il suo giornale conduce alcune battaglie; recentemente ha iniziato a pubblicare una rassegna su “prostituzione, pornografia, pedofilia”. Con quali obiettivi e con quali risultati?

R. Fra le cose che facciamo ci sono quattro rassegne stampa quotidiane. C’è quella sull’Islam, quella sui Brics, quella sulla chiesa cattolica, ed infine quella da lei indicata. É un modo per mettere in circolo notizie su cui riflettere. Quella su “prostituzione, pornografia, pedofilia” ha il preciso scopo di suscitare una sensibilità contro fenomeni devastanti che oramai proliferano soprattutto su Internet. La pornografia è diffusissima e si può capitare su un sito pornografico anche senza volerlo. Le email spam diffondo spessissimo materiali pornografici o link a siti pornografici nascosti in link apparentemente innocui. La pedofilia e la pedopornografia, usano abbondantemente la rete internet per diffondere tali materiali. Insomma abbiamo creduto essere per noi un obbligo morale di fare qualcosa contro tali pratiche che degradano la persona umana e che recano gravissimi danni ai bambini e alle donne. Siamo anche contrari alle varie proposte di legge, di marca fascista e leghista, che vogliono legalizzare la prostituzione, ritornando alla mostruosità dei bordelli del regime fascista. Sono cose inaccettabili contro cui è necessaria una ribellione morale della società sempre più aggredita da spettacoli indecorosi e violenti nei confronti delle donne e dei bambini.

D._ Lei è anche uno scrittore; di recente, ha presentato un libro dal titolo “Avventisti, Christian Science, Mormoni, Testimoni di Geova” per la collana FattoreR, edizioni EMI. Ce ne vuole parlare, in breve?

R. È un libro nato nell’ambito di una collana che ha cercato di fare il punto e descrivere quasi tutte le religioni esistenti. A me è stato affidato il compito di descrivere le quattro religioni nate nel 1800 negli USA. È un libro che io ho scritto perché, come ricordava Kung, per fare dialogo fra le religioni è necessario conoscere i fondamenti su cui esse si basano. È un modo con il quale ho voluto impegnarmi personalmente su tale terreno.

D._ Oltre che scrittore, è anche poeta. Vorrebbe qui scrivere e commentare una poesia che le piacerebbe far conoscere?

R. Definirmi poeta mi sembra eccessivo. Nel corso della mia vita ne ho scritto molte ma non le ho mai pubblicate. Alcune le ho pubblicate recentemente sul sito e riguardano la guerra. È una problematica che mi coinvolge molto e che mi fa soffrire molto. La pace, nella tradizione islamica, è uno dei nomi di Dio. È forse il nome più bello e il più invocato. Vorrei che fossimo tutti poeti della pace, che ognuno di noi riuscisse a tirare fuori dal proprio animo pensieri di pace su cui costruire relazioni, amicizia, solidarietà, senza la quale l’umanità semplicemente non esiste. Ve ne propongo una, l’ultima, amara e dolorosa, che rappresenta bene il dolore che ho nel mio cuore.

UNA BOTTA E VIA
di Giovanni Sarubbi

Gli avevano detto di sorridere, di cantare, di gridare viva l'Italia.
La banda suonava marce militari,
e i bambini applaudivano,
e buttavano coriandoli come ad una festa.
I soldati in colonna marciarono davanti a loro.
Presentarono le armi ai loro familiari.
Si imbarcarono per terre lontane,
tutti volontari, tutti convinti di andare in guerra.
Un vescovo li benedisse e disse una preghiera su di loro.
Era una orazione funebre, ma loro la presero per un incitamento.
Erano già morti.
Lo sapevano i generali.
Lo sapeva il governo che aveva deciso la guerra.
Lo sapeva il vescovo che li benedisse.
A loro avevano detto che sarebbe stato facile,
una botta e via.
In 15 giorni li facciamo fuori tutti e torniamo ricchi.
Questa era la promessa.
Erano 5000, non ne tornò che uno.
Degli altri neppure la piastrina di riconoscimento.
Si guardava intorno come stralunato.
Provarono ad interrogarlo. Non rispose.
Provarono ancora. Non rispose.
Era morto ma vivo.
Aspettava che qualcuno togliesse la spina.



D._Grazie della sua cortese disponibilità!




domenica 15 maggio 2016

Escluso Mortimer e la "realtà da sogno" in rima baciata

 
A.- Ciao, ti ringrazio per avermi concesso un’intervista. Per prima cosa: Escluso Mortimer; qual è il nome e quale il cognome? Che origini hanno?

E. - Onestamente mi aspettavo questa domanda, sai me la fanno quasi giornalmente da anni, felice spiegarlo e spero non dilungarmi troppo!
Molto tempo fa. ai miei inizi su twitter in un momento di grande dolore, in seguito ad un terremoto del 29 dicembre 2013 da allora non abito più nella mia casa né nel mio paese al quale spero comunque sempre poter tornare un giorno,  un amica mi scrisse dalle mie amicizie non sarai mai escluso ed un altra subito dopo scrisse mai morto! Da qui quasi per gioco decidemmo mi sarei chiamato escluso mortimer e questo pseudonimo mi piaceva era come vi leggessi dentro qualcosa di bello e importante! Cosi nacque Escluso Mortimer! Ma cosa significa davvero Escluso Mortimer?  Ti dirò che molti mi han sempre detto perchè Escluso Mortimer? Qualcuno mi ha anche detto fa un po’ impressione, ed io scherzando rispondevo traducetelo in è escluso che io muoia! Ora te lo posso dire non scherzavo per me vuol dire proprio è escluso che io muoia! Semplicemente perchè Escluso Mortimer è un sogno e un sogno non muore mai neanche quando si realizza non muore ma inizia a dare vita a un sogno un pò più grande! Quindi Escluso Mortimer non sono solo io, ma tutti i sognatori come me che invito a non smettere mai di sognare perchè prima o poi quella che ora può sembrare essere solo un sogno di realtà se ci si crede veramente sicuramente diventerà una realtà da sogno! 

A.- Tu hai fatto studi tecnici, ma hai una sviscerata passione per la poesia ed altre forme d’arte. A cosa ti dedichi, oltre alla poesia? E perché prediligi lo scrivere in rima?

E. - Veramente lasciai la scuola al 4 anno di ragioneria, diplomandomi  comunque tempo dopo, feci il militare nella folgore e poi mi arruolai in un corpo di Polizia, nel quale raggiungi il grado di Sostituto Commissario, sono in pensione dal 2009 per motivi di salute, fin da piccolo ho sempre scritto e quasi sempre in rima baciata, mi veniva naturale, ho sempre pensato che la Poesia sia come una bella donna, ed una bella donna va baciata anche a costo di prendere mille schiaffi, da circa un anno ho cominciato a scrivere anche non in rima anche se la prediligo sempre, oltre la poesia cosa prediligo? Beh scrivere racconti, novelle, romanzi, sono impegnato per la Pace e contro la violenza sulle donne ed i bambini, e quando posso anche con il mio gruppo cerco di fare e far fare un po’ di solidarietà a meno fortunati, anche se io non mi ritengo fortunato ma neanche troppo sfortunato


A.- Quali sono i tuoi soggetti preferiti nelle varie espressioni artistiche in cui ti cimenti?

E.- Non seguo dei soggetti al fine di imitarli, ma senz’altro il mio preferito su tutti è Hermann Hesse, il suo Siddartha mi è stato molto utile anche nella mia conoscenza interiore, ma in tutte le mie diciamo opere cerco sempre di ispirarmi ad avvenimenti ed emozioni di vita reale, cercando di esprimerle in versi in caso di poesia, o poterle rappresentare in racconti o romanzi


A- Hai creato un gruppo, “Escluso Mortimer Club degli amici”, che gestisci con altri collaboratori, accoglie oltre millesettecento amici e nel quale tu e i tuoi collaboratori portate avanti alcune belle iniziative, alcune a cadenza settimanale, altre annuale, come  il concorso che si terrà a Cosenza la prossima settimana.  Raccontaci qualcosa del tuo gruppo e delle motivazioni che ne stanno alla base.

E.- Con il gruppo proprio per rispondere a questa domanda abbiamo fatto questa pubblicazione LA NOSTRA FAMIGLIA edita da EM,Club Degli Amici di cui io sono solo il curatore , e dove spieghiamo sia tutto quello che si fa nel gruppo sia il nostro pensiero sullo stesso, per noi arte è soprattutto condivisione ed unione ed unione senza gelosie od invidie, e cerchiamo di portare questo spirito nel gruppo, cercando di tenerlo unito in spirito di pace amore e fratellanza che non a caso era il tema obbligato del concorso anniversario chiamiamo il gruppo famiglia appunto perché per ognuno di noi ogni membro non è per niente virtuale ma una persona reale con propri sentimenti ed emozioni!

A.- Veniamo adesso al secondo concorso annuale, il “Secondo Concorso Anniversario”, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 21 maggio a Cosenza, in una location prestigiosa, il teatro “Alfonso Rendano”, e che ha avuto un grande numero di partecipanti: ma come ti è venuto in mente di lanciarti in una avventura impegnativa come un  concorso di poesia? Condotto poi, mi pare, in modo serissimo…

E. - Veramente questo anche se secondo in realtà è il terzo concorso anniversario, i primi due si son svolti solo appunto nel gruppo ed i premi per i vincitori son stati miei libri e menzioni ed attestati in pdf, quest’anno si è chiuso un biennio che mi ha visto vincere vari premi in concorsi poetici e letterari, che sono stati secondi e terzi posti, menzione d’onore ecc e non ultima la notizia di essere fra i 37 semifinalisti del concorso Terra di Guido Cavani, cosa che mi inorgoglisce molto, ed ho voluto diciamo festeggiare con un vero e proprio concorso che da solo mai sarei riuscito a fare quindi devo ringraziare l’associazione socio culturale Club della Poesia ed il suo Presidente Andrea Fabiani che ha collaborato con me e fatto si che questo sogno si realizzasse e quindi giusto si svolgesse cerimonia premiazione a Cosenza sede appunto dell’associazione socioculturale club della poesia!
Fare un concorso del genere, e farlo soprattutto gratuito, cosa che non penso sia possibile se si rifarà anno prossimo, è motivato solo dalla grande passione per la Poesia!

A.- Non posso concludere senza averti invitato a parlare della tua produzione poetica e non, delle tue pubblicazioni, dell’epoca nella quale hai iniziato a scrivere, delle emozioni che esprimi nell’arte. Vorrei anche sapere come mai prediligi la rima.

E - Ho iniziato a scrivere fin sui banchi della scuola elementare, la mia prima silloge LACRIMA DEL CUORE contiene anche poesie di quell’epoca! Forse non son io a prediligere la rima ma la rima a venire da me!
Per ora la mia biografia è la seguente :

1. LACRIME DAL CUORE ,Opera di poesie , in formato Pdf , scaricabile dal sito web INEDITO.IT “Web d’Autore “ anno di pubblicazione 2013
2.. GOCCE DI CUORE . Opera di Poesie , in formato pdf, , scaricabile dal sito web INEDITO.IT “Web d’Autore “ anno di pubblicazione 2013
3. INTROSPETTENDOMI. , Opera di Poesie , in formato pdf, scaricabile dal sito web INEDITO.IT “Web d’Autore “ anno di pubblicazione 2013
4.MENDICANTE , Opera di Poesie , in formato pdf, scaricabile dal sito web
INEDITO.IT “Web d’Autore “ anno di pubblicazione 2013
5. L’ESCLUSO PENSIERO Opera a carattere psicologico di pensiero dell’anima , in formato pdf, scaricabile dal sito web INEDITO.IT “Web d’Autore “ anno di pubblicazione 2013
6. LA MACEDONIA .Opera psicologica di tentativo collettivo , in formato pdf, scaricabile dal sito web INEDITO.IT “Web d’Autore “ anno di pubblicazione 2013
7. SUL FILO DI INTERNET :Romanzo , in formato e-bookscaricabile su Kindle Amazon anno di pubblicazione 2013 ( romanzo che è il sunto di una saga composta da 4 libri che sto ultimando di scrivere )
8.TRATTATO SU FRATELLANZA PACE E AMORE –scaricabile gratuitamente in formato pdf fra i link del gruppo di Fb ESCLUSO MORTIMER CLUB DEGLI AMICI
9.LA PICCOLA GRANDE FAMIGLIA .Curatore dell’opera edita da E.M.CLUB DEGLI AMICI
10..PETALI TRA LE NUVOLE : Antologia a 6 autori edita da Rupe Mutevoli
11.100 POESIE IN LIBERTà . Libro di poesie edito da Twins Edizioni
12. UNICO E RARA . Silloge poetica edita da Twins Edizioni
13. LA NOSTRA FAMIGLIA curatore dell'opera edita da EM,Club Degli Amici
14. ALADINA-LA STELLA DELLA POESIA curatore dell'opera edita da EM:Club Degli Amici
15.UTOPIE? edito con StreetLib
Ma sono in attesa di pubblicazione del romanzo che da inizio alla saga de sul filo di internet dal titolo LA DIVINA TRAGEDIA vita di Chris, di una nuova silloge poetica, e di un libro che uscirà un po’ dopo S.S.P. Società Socialmente Pericolosa nel quale credo molto

Mi permetto mettere alcuni link delle opere già pubblicate
















A.- Vorresti condividere con i lettori una poesia alla quale sei particolarmente legato, scrivendola qui e commentandola, se vuoi?

E.- Ti metterò la poesia alla quale tengo di più, alla quale non credo occorrano miei commenti e si può capire il perché leggendola, anche se tengo a tutte le mie poesie che chiamo mie figlie e miei romanzi che chiamo miei figli , del resto ogni scarrafone è bello a mamma soia no?

T'AGGIU VENUTU A TRUVA'

Oggi nun'era u 15 r'agostu
ma lu stessu m'aggiu ascitatu prestu
e t'aggiu venutu a truvà lu stessu
u sai che u facciu sempe quannu me sentu nu pocu sfattu

sò venutu pecchè tengu bisogno e te parlà
e u sacciu che comme sempe tu me staie e me sai ascultà
te vulesse ricere na cosa
e pe nun te fà n'cazza' t'aggiu purtatu na rosa

piccerè nun u sacciu quant'anni me restanu ancora a campà
no, nun parlà e stamme ascultà
e famme capì si e bonu o sbagliato chellu che stoncu a fà
tu ra là me viri e u sai chellu che stoncu a fà

che bella che sì,teni sempe a faccia ra piccirella
ma m'adda crerere nun sempe a vita è bella
stu munnu pare che vo' sempe a guerra
e l'omme nun ci sape campà n'coppa sta terra

chissà fra quannu te tornu a trovà
e nun me ne vacu chiù chella vota 
che vengo pe restà
e te ricu nun me caccià e abbracciammoce ancora

ora comme facevammu allora
tu u sai che ra vita avesse vulutu sulu na cosa
e pe me chella cosa nun è mai cagnata che sulu a te vulevu comme sposa
e quannu vencu pe restà.chesta cosa l'amma fà,

puru si stimm cà c'iamma spusà
ma tu comme sempe nun me lassà
e vieneme sempe a cunsiglià
e mo nun chiagnere
u sai che e lacrime toie nun l'aggiu putete mai verè

mò me ne vacu, se fattu tardi assai
e tu u sai che si tardu ancora pe me so vaie.
t'aggiu cagnatu l'acqua rint' i vasi
e a rosa ta mettu n'coppa a foto, cià amò,cià Mary,te venghiu e vasi!
                                                                                                                                                         
TI SONO VENUTO A TROVARE

oggi non è il 15 agosto ma lo stesso mi sono alzato presto
e sono venuto a trovarti lo stesso
lo sai che lo faccio sempre quando mi sento un pò "sfatto"
sono venuto perchè ho bisogno di parlarti

e lo sò che come sempre tu mi stai e mi sai ascoltare
ti vorrei dire una cosa
e per non farti arrabbiare ti ho portato una rosa
piccola, non sò quanti anni mi restano ancora da vivere

no non parlare, stammi ad ascoltare
e fammi capire se è bene o sbagliato quello che sto facendo
che bella che sei, hai sempre la faccia da piccolina
ma mi devi credere non sempre la vita è bella

questo mondo sembra voglia sempre la guerra
e l'uomo non ci sà vivere su questa terra
chissà fra quando ti tornerò a trovare
e non me ne andrò più quella volta che verrò per restare

e ti dirò non mi cacciare e abbracciamoci ancora
ora come facevamo allora
tu lo sai che dalla vita avrei voluto una sola cosa
e per me quella cose non è mai cambiata, che solo te volevo come mia sposa

e quando verrò per restare
questa cosa la dobbiamo fare, pure se stiamo quà ci dobbiamo sposare
ma tu come sempre non mi lasciare, 
e vienimi sempre a consigliare
ed ora non piangere
lo sai che le tue lacrime non le ho mai potute vedere

ora me ne vado, che si è fatto molto tardi
e tu lo sai che se tardo ancora per me son guai
ti ho cambiato l'acqua dentro i vasi
e la rosa te la metto sulla foto, ciao amore, ciao Mary, ti riempio di baci!

                                                                                                           
A.- Grazie della tua gentilezza e complimenti per la passione che metti in ciò che fai!

E. - Grazie di cuore a te davvero onorato che tu abbia voluto intervistarmi!