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mercoledì 29 marzo 2017

Gatti buongustai per... il Gaudio di Silvia Brigitte, regina d'arte culinaria



Silvia Brigitte Del Gaudio

INTERVISTA A SILVIA BRIGITTE DEL GAUDIO, autrice della pagina di delizie "Fusa in cucina"


D. - Buonasera Silvia, desidero prima di tutto ringraziarla per avermi concesso questa intervista.
Nata in Francia, un nome in parte francese e un aspetto che mi ricorda le fanciulle di Renoir.
Ci vuole raccontare brevemente la sua vita?
R.: Buonasera Annalisa grazie a lei di aver valutato la mia storia interessante da doverle rilasciare un’intervista. In effetti, alla nascita entrambi i miei nomi erano francesi mi chiamo Sylvie e Brigitte per un vezzo di mio padre cui piacevano due artiste francesi, molto in voga negli anni ’60, che erano la Vartan e la Bardot. Ritornata in Italia all’atto della registrazione, il primo è stato tradotto in Italiano e il secondo è stato lasciato in francese. In Francia ho vissuto circa cinque anni, ma mi sono bastati per innamorarmi perdutamente di quella che considero la mia terra alla stregua dell’Italia. Ci sono tornata da adulta diverse volte nel corso degli anni, ogni volta che ho potuto e ho cercato di conoscerne i posti più belli. Il mio sogno nel cassetto resta tornarci, magari a vivere, in un bel mas provenzale con una stupenda vista su un campo di lavanda, ma con un marito Irpino doc, attaccato altrettanto alla sua terra, credo che resterà solo un sogno!

D. - Due grandi passioni: la cucina e i gatti. Cos'hanno in comune?
R. : In modo diverso, ma hanno molto in comune. In effetti per me cucinare e, logicamente mangiare, equivale allo stato di benessere che prova un gatto quando fa le fusa e al piacere che prova un umano a riceverle. Vivo con dieci di loro ed ho imparato ad apprezzare questi felini, considerati magici dalla notte dei tempi, perché sono stata stregata dal loro essere indipendenti, eleganti, affascinanti, difficili da conquistare ma, contrariamente a quanto si pensi, molto amorevoli quando si è acquisita la loro fiducia.

D. - Ha creato una pagina Facebook molto accattivante, intitolata “Fusa in cucina": atmosfere romantiche, porcellane decorate, tovaglie ricamate fanno da sfondo a pietanze e dolci curati nell'estetica e, immagino, anche nel gusto; per lei è indispensabile che un alimento venga presentato accompagnandolo con cose belle?





R.: Certo per me vale il famoso detto “anche l’occhio vuole la sua parte”. E poi le porcellane vintage inglesi, pizzi e merletti della nonna fanno parte di un’altra delle mie passioni. Ispirata dalla parte francese che è in me, cerco di curare la presentazione dei piatti, come fanno gli chef francesi! Adoro i dolci, anche se non disdegno i piatti salati, mi piace sperimentare ma, nello stesso tempo, sono legata ai piatti della tradizione irpina, che preparo spesso.  
"Fusa in cucina", 
D. - È stata coinvolta nella terza edizione del concorso “Avellino in versi", ideato da Maria Ronca, per quanto riguarda il rinfresco che verrà offerto ai presenti: è previsto che lei prepari qualcosa? Ha già pensato a cosa preparerà?
R. : No sinceramente non ci ho ancora pensato anche perché la cucina, come tutto ciò che faccio, è frutto d’ispirazione quindi vedrò al momento.

D. - Segue con passione gli incontri culturali della associazione di promozione sociale “Il bucaneve", anche questa creata da Maria Ronca, che ad Avellino riunisce poeti e artisti vari: lo fa per stare con gli amici o perché ama anche altre forme artistiche, oltre quella culinaria? Lei crede che l'arte abbia il potere di migliorare la società?
R.: Sicuramente stare insieme con altre persone con cui si hanno interessi in comune è molto piacevole. Amo la poesia, anche se non scrivo, e amo molto la pittura specie quella di Claude Monet che con le sue ninfee, mi ha sempre affascinato molto, tanto da portarmi, in una tappa dei miei viaggi, proprio a Giverny, dove ci sono ancora la sua casa e il suo giardino per vedere da vicino la bellezza che lo ispirava nel dipingere i suoi quadri. Credo che per amare l’arte bisogna essere dotati di molta sensibilità e, quindi, questa caratteristica se applicata nella vita di tutti i giorni potrebbe sicuramente migliorare la nostra società, spesso superficiale ed incapace di apprezzare la bellezza che ci circonda. Io spesso resto rapita da un tramonto, da un fiore, dalla bellezza di un paesaggio e mi sento ricca nel poter godere semplicemente di queste meraviglie che non costano nulla, ma donano grandi emozioni.

D. - Per concludere: c’è un piatto che le riesce particolarmente bene, per il quale ha un segreto che lo rende speciale?
R. L’ingrediente fondamentale in ogni gesto della vita è l’amore, credo che possa rendere speciale ogni cosa!  Adoro cucinare per chi amo e quindi quando lo faccio ci metto questo semplicemente!  Nessun segreto o pozione magica, quindi,  solo passione e amore che spero di trasmettere a chi gusta i miei piatti, e, se non dovessero piacere, si può sempre migliorare, resta l’essere stata felice nel prepararli e si sa la felicità di questi tempi è molto rara!


-Grazie della sua cortese disponibilità!
-Grazie a lei, spero di essere stata all’altezza delle aspettative!




mercoledì 30 novembre 2016

Non mi do per vinto e vi parlo d'amore e... algoritmi. Alessio Tropeano racconta il suo romanzo d'esordio

Alessio Tropeano

di Alessio Tropeano


La copertina di "Finché Parkinson non ci separi", di Alessio Tropeano







  
Buonasera, dottor Tropeano.
Le dico subito che il suo libro “Finché Parkinson non ci separi”, 2016, Albatros Edizioni, mi ha sorpreso: mi aspettavo che trattasse estesamente della malattia di Parkinson, ma ho trovato un romanzo amoroso a tinte gialle, al quale il Parkinson fa da sfondo. Era precisamente questa la sua idea, o è venuto fuori così in corso d’opera? Può delinearne brevemente la trama?

  Salve dottoressa, io non sono un neurologo e nemmeno un medico. Non ho, perciò, le competenze necessarie per trattare in modo rigoroso un tema così specifico. Lei ha ragione quando colloca il mio libro nel genere letterario della narrativa e dunque effettivamente il mio libro è un romanzo che parla di amore, speranza, apparenti tradimenti, esaltazione della bellezza femminile. Dunque nessuna pretesa di fare una lectio magistralis sul Parkinson.
Le idee, come lei sicuramente concorderà, mutano ed evolvono. Questo è capitato anche mentre scrivevo ma, nello specifico, solo entro certi limiti.
Io narro di fatti , dove il protagonista insieme agli altri personaggi vive momenti di vita quotidiana.
Parlo del disorientamento di uomini e donne , di amore, e soprattutto di speranza. Accanto al protagonista, decisamente figura forte e determinata, anche se un po' tormentato, e alla sua ricchezza interiore, ruotano personaggi con la loro personalità talmente viva che sembrano reali. In particolare le figure femminili di cui ho esaltato la bellezza, la naturale eleganza e la loro intelligenza. Non a caso proprio  una donna rappresenta la ragione di speranza del protagonista.  E qui mi fermo per non creare l’effetto “spoiler”.

  Dalla prefazione si evince che il libro è parzialmente autobiografico. Il fatto che la malattia sia appena accennata, corrisponde alla sua esigenza di ignorarla e superarla?

  Il libro non è una autobiografia e mi dispiace per coloro che immaginavano il mio come un romanzo rosa costruito su pettegolezzi. Oltre ad essere ingiusto e ingiustificato sarebbe stato una caduta di stile e in ogni caso qualcosa che non mi appartiene. Ovviamente questa precisazione non è rivolta a lei , persona colta e raffinata. Una malattia non può essere ignorata e lei lo sa bene. Superarla, una fortuna. Conviverci una necessità.

  Se ho ben capito, il suo disturbo risale a pochi anni orsono. Ci può accennare qualcosa su come sia insorto e quali problematiche abbia comportato?

  La malattia mi è stata diagnosticata nel 2008. Avevo difficoltà a muovere il mouse nella mia attività lavorativa. Sono laureato in Informatica ed esperto di business intelligence.
La conseguenza che maggiormente mi ha toccato è stata la successiva separazione.

  Aveva già in mente il nucleo di questo romanzo prima di ammalarsi o lo ha concepito successivamente?

  Il romanzo è stato scritto e pubblicato nell'anno in corso. Può darsi che inconsciamente fosse già in una fase embrionale, ma sinceramente penso che il tutto sia una conseguenza della malattia.

  Attraverso questo libro si propone di lanciare un messaggio?

  Certamente. Come il protagonista non si rassegna, né si dà per vinto e soprattutto non smette di sperare confidando nella ricerca scientifica affinché si trovi un rimedio definitivo ai mali dell’uomo, così pure si adopera per ricostruire un rapporto che sembra irrimediabilmente compromesso.
Dunque un messaggio di speranza, un invito a lottare, a coinvolgere e a farsi coinvolgere. Nel bivio tra la strada che porta alla disperazione e quella che porta alla speranza, scegliere quest’ultima.

  È al suo romanzo d’esordio. Ha altri progetti?

  Questo è il mio primo romanzo.
Si ho altri progetti. A lei li posso svelare, anche in virtù della sua simpatia.
Ho scritto un altro romanzo che è stato valutato positivamente dalla commissione esaminatrice della casa editrice e per la qual cosa sto valutando la proposta editoriale. In più molto probabilmente sarà pubblicato un lavoro relativo ad un mio studio sugli algoritmi complessi nell’ambito della Teoria dell’informazione con particolare attenzione alla costruzione di grafi di broadcast. Dunque qualcosa che riguarda la mia formazione scientifica.
Ho scritto, infine, soggetto e sceneggiatura per un cortometraggio, ma mi creda su questo al momento non posso dirle altro.

La ringrazio della sua disponibilità e le auguro tanta fortuna nella vita artistica e privata.

Grazie a lei dottoressa, è stato un piacere.

sabato 13 agosto 2016

Le foto di Radici Poetiche VI edizione 2016


Un video amatoriale che raccoglie le foto e i video della serata di premiazione del concorso Radici Poetiche VI edizione 2016, intitolato a Massimo Troisi, ideato e condotto da Donatella De Bartolomeis, fondatrice della casa editrice "Il Papavero", svoltosi nella suggestiva cornice del Castello di Summonte (AV) il 6 Agosto 2016



giovedì 11 agosto 2016

Dora Farina valletta d'eccezione a Radici Poetiche, roba da... matti!


Dora Farina, counselor, teologa, a breve anche psicologa, Avellinese, autrice del libro "La diversità che fa paura", sul tema del disagio psichico, in veste di valletta a "Radici Poetiche" VI edizione 2016.



domenica 7 agosto 2016

Donatella De Bartolomeis ha messo Radici... Poetiche! VI edizione, 2016, castello di Summonte


Donatella De Bartolomeis, fondatrice della casa Editrice "Il Papavero", con sede a Manocalzati (AV), organizzatrice del Premio di Poesia Dialettale "Radici Poetiche", 
intitolato a Massimo Troisi, giunto alla VI edizione.



venerdì 22 luglio 2016

Il Labirintum di Loris Elio Sardelli non si trova a Cnosso


Loris Elio Sardelli 
( http://leggiecrea.it )
è un poeta contemporaneo decisamente originale.
 Si fa chiamare Loris Elio, o come?

Dovessi rispondere con la convenevolezza, risponderei che l’uno, Loris, è il nome che mi diede mio padre, l’altro, Elio, mia madre. A ben pensare, invece, i nomi che ci portiamo sono solo degli archetipi frutto degli schemi di cui necessitiamo per muoverci come esseri umani al pari di un codice fiscale. Per cui si per l’anagrafe mi chiamo Loris Elio, per il mio essere chiamatemi o non chiamatemi come vi suoni più congeniale.

Nato nel 1970, della sua biografia colpisce l’assoluta normalità; padre “severo, ma giusto” madre “amorevole”; normale scuola e lavoro con trasferimento. Nuoto e arti marziali e un rassicurante lavoro in banca. Questa “normalità” è colpevole o innocente?

Rifuggo da concetti di colpevolezza o innocenza, essendo derive culturali religiose, ma, piuttosto, ben affronto quelli di responsabilità o irresponsabilità. Premesso questo, la relatività dei “sunt mores” che ci porta, oggi, a ritenere normale un qualcosa, domani potrebbe dettarci il contrario. Non esiste, quindi, una determinatezza al di fuori del fatto che io sia ciò che in questo momento scelgo di essere; in tale momentum, il peso di ciò che fui e di ciò che sarò.

 L’altra parte della medaglia vede in Loris Elio un lettore accanito, un sognatore, un viaggiatore appassionato di poesia e a sua volta poeta: studia addirittura il sanscrito (forse per approfondire testi religiosi?) scrive in modo molto strano utilizzando parole spezzate e accentate apparentemente a casaccio e intersecate da congiunzioni, preposizioni...
Cosa vuole esprimere con questa frammentazione? Oppure vuole essere la creazione di una sorta di metrica? 

Abbiamo (s)perso di vista la lingua e la (s) è d’obbligo e di uso piacendo; nell’era, cosiddetta della comunicazione, non riusciamo a comunicare, banale scriverlo; meno banale risalire alle cause di ciò. Ritengo risiedere un motivo cardine, nell’uso improprio dei termini, poiché ne abbiamo, appunto, (s)perso la portata semantica; ognuno vi attribuisce un significato a seconda del bagaglio sperimentale che possiede; il che, di per se, non è un errore od un difetto, anzi è il basamento della nascita di una lingua ove più soggetti attribuiscono a quella determinata “parola”, sommatoria di lettere od anche singola lettera, un significato comune di modo da poter comunicare. 
Mi sono interrogato a lungo su come nasca una lingua e molto mi sono documentato; come, infatti, scrivere senza porsi principi di etimo e semiotica? Impossibile, almeno tanto quanto, scrivere senza possedere una fiamma geniale. Vada per la seconda proprietà che non spetta a me affermare di possederla, ma, almeno, il primo aspetto ho la doverosità di costruirmelo da me. Ebbene, da qui, lo studio del Sanscrito, quale una delle lingue madri, unito allo studio dei testi di Court del Gebelin, abate medievale, che, con forza, si spinse alla ricerca di risposte che divennero il fondamento delle moderne teorie linguistiche. Da qui quindi, la percezione che i termini oggi utilizzati non siano più attuali per rispecchiare la realtà vivenda. Da qui, ho intrapreso un percorso artistico “pericoloso” e di molto affascinante decidendo di battere nuove vie comunicative ove un verso possa essere tutto ed il contrario di tutto a seconda della lettura intima del lettore. Io voglio portare il lettore dentro un nuovo mondo linguistico che gli sia affine almeno tanto quanto appaia ostico al primo impatto. Un mondo fatto di quei fonemi naturali che ben suscitano le azioni e le reazioni dei nostri animi.

Quali sono le sue pubblicazioni? Può dirci qualche parola sulle sue opere? La prima opera, lei afferma, non ha soddisfatto le sue aspettative: come mai? Le altre, invece?

Una ulteriore anomalia del mio essere scrittore è quello di rifuggire, oramai, sia dai concorsi sia dalle pubblicazioni intese come, oggi, le intendiamo. Non amo, infatti, l’attuale sistema editoriale. Ho adoperato scelte passate dicendo di no a noti editori e case distributrici che i più mi darebbero del fuori di senno. Ebbene preferisco essere ritenuto tale, piuttosto che svendere la mia opera; come ebbi a dire ad uno di questi signori: “piuttosto la regalo”. La mia prima opera, Stacco da Terra, era opera adolescenziale senza quel necessario tecnicismo che deve, comunque, contraddistinguere un’opera, per questo, l’ho ripudiata. Le altre un evolvendo, considerando che, forse dobbiamo tutti capire che le sillogi sono il pane per gli editori poiché le poesie vivono a se stanti dentro la costellazione di un poeta. Vogliamo farne sistema, unendo più poesie e pubblicandole? Facciamolo, ma non è giocoforza, indispensabile. Una poesia è opera d’arte in se e per se, senza bisogno che sia all’interno di una raccolta e, quindi, pubblicazione. Una poesia è una stella che basti a se stessa.


 Lei fa una poesia raffinata e, credo, poco comprensibile ai più; non crede che la poesia debba raggiungere in maniera diretta il lettore, mirando “alla pancia”, senza intermediazioni e giri di parole?

La poesia non deve nulla; forse per questo è sempre stata l’arte sublime ed, oggi, è l’arte che maggiormente risente della crisi dei tempi che “pretendono” falsi do ut des.

 Lei pensa allo stesso modo in cui scrive?

Io penso e provo come tutti; tutti pensano e provano come scrivono che, in sintesi, è pur sempre un surrogato di ciò che siamo. Io vi porto là dentro, dove avete paura di andare, dove anche io ho paura di andare: dentro la sorgente delle nostre ombre.

Ha creato due progetti molto interessanti; uno è il forum “Crea” del suo sito Leggi e Crea, in cui artisti, poeti,  scrittori si confrontano, condividono e creano insieme: ha avuto successo? Ce lo vuole descrivere?

Leggiecrea è ciò che la stessa unione di due verbi di azione ed una congiunzione significano; in quella congiunzione risiede il nostro processo creativo, la più alta forma esistenziale che ci è data avere e che, spesso, auto soffochiamo. Leggiecrea lo vorrebbe destare ove dorma, proteggere ove sia in pericolo, alimentare ove sia da far crescere. Leggiecrea è mater in una parola sola. 

L’altro, Labirintum Into Se, è una sorta di labirinto poetico con delle tappe in cui i poeti leggono proprie e altrui poesie in una sorta di labirinto virtuale; ho capito bene? Sarebbe interessante che lo spiegasse ai lettori, chiarendo come è nata l’idea di questo esperimento.

#LabirintumIntoSe è ciò che scrive, ha capito benissimo, purché il labirinto non sia virtuale ma piuttosto reale; è, infatti, il labirinto del nostro processo creativo, del nostro essere ed esistere come manifestazione del nostro essere appunto. I poeti, poi, fanno ciò che fanno nella realtà: esaltano e mettono a nudo la stessa aiutandoci a perseguire una strada evolutiva od involutiva che sia. Che rispondere poi sulla nascita? Io non ho creato nulla: i labirinti sono vecchi quanto l’uomo e le stazioni poetiche sono una traslazione della via Crucis; ho solo unito questi due antesignani archetipi per il nostro Moderno Medio Evo nella volontà di fornire uno strumento, ricco di interazioni, che aiuti l’essere umano.

Vorrebbe condividere qui una sua poesia per lei particolarmente rappresentativa e, se vuole, commentarla?

Condividerei Chronos, il mio primo componimento nato post decisione di intraprendere il percorso artistico sopra descritto e, quale parafrasi, utilizzerei la descrizione propria del sito leggiecrea ove è posta

doie rimani
sente pre
pro gloriam
do me stesso
ri verbero ie io
volteggia mani
pre stigio vorresti
caro n te
traghetti innocenti
salteranno i listoni
svirgolano i bulloni
che si sentono inutili
al passar d anelito
di libertà

“CHRONOS è la mia prima figlia dello stile avanguardista e sperimentale che ho deciso di intraprendere, percorrere, scardinare; finanche a camminare su un dirupo in riva al mare, cosciènte de esistenza di un profondo abisso alle mie spalle, quale salace e tenace compagno di viaggio. La affido al tuo cuore, al tuo intelletto, alle tue memorie e fantasie, affinché tu la possa ri forgiare, plasmare, distruggere e ricomporre. É un gesto di estremo altruismo quello che vado a compiere, consapevole che le ali de arte non abbiano confini ed egocentrici retaggi. Abbine rispetto, e profondi la tua luce, tutto il tuo io, tutta la tua anima, fino alla dissolvenza eterea de eternità; allora si, saremo liberi.

loris elio sardelli”

Quali sono i suoi progetti futuri?

Diversi ma per, scriviamola, scaramanzia preferisco non anticipare nulla; anche io, da essere umano, ho i miei riti.

La ringrazio della sua gentilezza e le auguro il successo e il divertimento che merita!


sabato 18 giugno 2016

Sono Valeria Sirigu, la combattente!


 D.- Buonasera, dottoressa Sirigu; è stata molto gentile a prestarsi a questa intervista. Le voglio dire che lei mi ha colpito moltissimo, come è successo sicuramente a molte altre persone
Di lei mi ha colpito, più che la sua particolare situazione fisica, la capacità di risolvere i problemi e non lasciarsi abbattere dalle difficoltà.
Una prima domanda che le vorrei rivolgere, ovviamente, è relativa alla sua storia: la vorrebbe raccontare in breve?
R. Sono figlia di una madre nubile, e di questo ne vado fiera ed orgogliosa, mi ha cresciuto da sola! Non ha mai chiesto nemmeno un soldo a mio padre; ma non mi ha fatto mancare nulla, anzi… dalla mia vita ho avuto moltissimo per non dire troppo… Mi sento una donna molto fortunata, la mia disabilità è solo una parte di me.
La mia genitrice, per paura che avessi un quoziente intellettivo inferiore alla norma, fin da neonata mi ha talmente stimolato che dai primi test medici sono sempre risultata con un Q.I. superiore alla norma. Mi ha fatto provare ogni sorta di situazione e io amo proprio viaggiare grazie a lei. Viaggiare è una delle mie grandi passioni, oltre le lingue straniere, fare politica attiva, essere attivista per i diritti umani e civili, fare servizi fotografici, e stare sotto la pioggia e bagnarmi tutta e fare cose pericolose per sentire scariche adrenaliniche per poi rilassarmi.
Per mia fortuna mia madre non è mai stata iperprotettiva, mi ha lasciato sempre molto libera. Infatti a 19 anni, come molti giovani, me ne sono andata di casa per fare l’università. Ovviamente mia madre scendeva a Cagliari, ogni week-end, per vedere come stavo e se avevo bisogno di qualcosa.
Quando dico che mi occupo di diritto penale internazionale, di intelligence e tecniche militari, di criminologia particolarmente di parafilie (disturbi e devianze sessuali) e di economia e finanza internazionali; alcune persone rimangono di stucco sia perché credono che io abbia deficit intellettivi a causa della mia gravissima disabilità, sia per il motivo che sono una donna e in quanto “sesso debole” non mi possa occupare di questioni molto brutte e prettamente “maschili”. Molta gente presume che il mio comunicatore sia un gioco per imparare a scrivere e quando esprimono tale pensiero scoppio in una grossa risata in quanto fin dalla scuola materna ero, a detta delle insegnanti, più avanti degli altri alunni. 
Il fatto che io sia una giurista femminista atea disabile, spaventa molti, perché sono tutte qualità che normalmente una donna con disabilità non detiene; a volte mi tolgono consenso politico perché quello che sono mi fa uscire totalmente fuori dagli schemi, però io tiro dritto per la mia strada senza mai chinare la testa e sono abbastanza forte e spregiudicata per arrivare, passo dopo passo, dove spero io…!
In tutto questo mi dispiace che il mio caro nonno non ci sia, mi sarebbe tanto piaciuto averlo ancora accanto e sapere se fosse stato orgoglioso della sua prima nipotina.
Fino a qui vi ho raccontato i miei lati seri, però ho anch’io i miei lati frivoli… Pur essendo disabile mi sento molto DONNA e da tale amo acconciarmi! Mia madre da bambina mi ha abituato a vestirmi sempre da femminuccia ergo scarpettine, calzine velate, abitini eccetera. Quando sono entrata alla scuola media e superiore a mia madre le veniva da sorridere per il motivo che vedeva sempre tutte le mie compagne vestite tutte uguali con jeans e maglia larga tutti i giorni, io a scuola non andavo mai vestita sportiva, al massimo casual e mi piaceva andarci con un filo di trucco; sono e sarò una voce fuori dal coro! Anche ora mi piace un sacco truccarmi (odio uscire senza trucco), vestirmi in modo sexy ed elegante, adoro comprarmi abiti da cocktail e da sera con la coda oltre che cappellini.
Personalmente ritengo che i disabili “noti” debbano e hanno il dovere di lottare, per tutti gli altri, per sfatare miti e rimuovere le “barriere mentali” sulla disabilità.
Uso la mia immagine, di personaggio pubblico, in modo consapevole oltre che studiato per dimostrare che una donna può essere sexy pur essendo disabile.
Ogni tanto mi piace giocare, anche con gli sguardi, con gli uomini. Però se un uomo prova soltanto a sfiorarmi quando io non voglio reagisco all’istante! Se dovessi percepire il disagio o una richiesta d’aiuto di una donna di qualsiasi età, ceto sociale o nazionalità interverrei subito. Di fronte alla violenza sulle donne non bisogna mai girare la testa dall’altra parte, e se si ha paura per la propria incolumità… almeno che si chiamino le forze dell’ordine. Io denuncerei l’offender ai primi segnali di violenza che sia psicologica o fisica.  
Amo definirmi: “una donna dalle mille sfumature” perché mi sento una donna completa e ho mille aspetti… ma non sono, di certo, perfetta, però se sono così istruita, sicura, forte e coraggiosa lo devo solo a mia madre che io veramente amo più della mia stessa vita!

D.- Un’altra cosa che mi incuriosisce è la sua dichiarazione di ateismo; infatti sono convinta, come religiosa, che proprio la sua particolare situazione possa essere la lampante dimostrazione che noi non siamo un solo corpo, ma abbiamo un’anima che agisce a dispetto degli ostacoli imposti dalle difficoltà del corpo. Non è d’accordo con questa valutazione?
R.- Dipende da persona a persona. Io ho trovato la forza nell’ateismo più puro, infatti ho ottenuto la scomunica ufficiale (sono proprio fiera di questo) dalla Chiesa Cattolica a norma dei cc. 751 e 1364 del Codice di Diritto Canonico; altra gente prende tale forza dalla fede. Personalmente preferisco credere che io agisco in base alle mie convinzioni senza avere dogmi, Madre Natura ha dotato l’uomo della capacità di autodeterminazione e di discernimento, avrei fatto le stesse cose che faccio ora pur essendo “normale”, ergo alla Sua domanda mi sento di concordare con Lei.


D.- Nel suo sito, www.valeriasirigu.net, scrive che dopo la laurea in Giurisprudenza a indirizzo internazionale, vorrebbe lavorare come avvocato per il tribunale europeo dell’Aja, oppure all’ONU. Da cosa nasce questa aspirazione?  La sta portando avanti o ha deciso diversamente?
R.- La mia più grande ambizione rimarrà sempre quella, e nasce dall’età di 16 anni quando ho letto “Suad – Bruciata viva”: racconta la storia di una ragazza della Cisgiordania che si innamora, ha un solo rapporto sessuale e rimane incinta, la sua famiglia decide di bruciarla viva. Io essendo femminista da quando ero adolescente e per la libertà sessuale (espletata con vera coscienza dalle ragazze degli anni 60, non quella che credono di avere le adolescenti d’oggi), quindi ho deciso di dedicare tutta la mia vita a lottare contro la violenza sulle donne. Oggi faccio parte dell’Associazione Onda Rosa, il centro antiviolenza di Nuoro.

D.- Scrive per alcuni giornali online: quali argomenti tratta?
R.- Principalmente di diritto penale internazionale, di diritti umani, di intelligence, di violenza sulle donne, di criminologia; inoltre di economia e finanza.

D.-Viene da una piccola città della Sardegna, ma ha viaggiato molto e conosce diverse lingue. Dove le piacerebbe stabilire la sua residenza definitiva? Quanto offre la Sardegna nella tutela dei disabili?
R.- Non ho ancora deciso, ma mi piacerebbe molto negli Stati Uniti oppure in Spagna, o comunque dove troverò un lavoro, tutto il mondo è casa mia. Sa che Lei mi coglie in castagna per il motivo che io usufruisco solo della L. 162/98, è una legge che dà finanziamenti per pagare l’assistenza domiciliare o per progetti che stimolano la vita in autonomia o la cura dell’utente. Quando andavo a scuola ho sempre avuto sia l'assistenza per l’igiene personale che 18 ore di insegnante di sostegno. Una volta, quando avevo 8 anni, il comune ha provato a togliermi l’assistenza a scuola per tutte le ore stabilite e nel frattempo che le maestre e mia madre si chiedevano che protesta attuare, io ho scritto, di mio pugno, queste parole: "Assistente sociale di merda, i disabili servono, servono a fare lavorare le persone!", le ho stampate e le maestre le hanno portate in Comune, il giorno dopo avevo l'assistenza per tutte le ore se dovevo andare in bagno. Sono una combattente nata.
La mia città offre anche un servizio di trasporto disabili che attualmente io non utilizzo. 

D.-Ho letto che vive in totale autonomia rispetto alla sua famiglia di origine: com'è la sua giornata/tipo?
R.- Prima di tutto mi preme dire che ora vivo a casa di mammina perché mi fa tanto comodo, in attesa di comprarmi una casa tutta mia. Nonostante la mia grave disabilità mia madre (e io la adoro per questo) sembra una di quelle madri nordiche che vogliono l’indipendenza dei figli alla maggiore età. Anche io vorrei avere un’abitazione tutta mia, pur volendo un gran bene a mia madre, ma ormai siamo due donne adulte quindi con abitudini ed esigenze diverse benché abbiamo molti interessi in comune. Viviamo sotto lo stesso tetto però è come se vivessimo due vite separate in quanto siamo due donne super impegnate e, quando mi assiste, lei ora fa le veci di una normale assistente cioè non mette bocca nei fatti miei, anche perché sono abbastanza grande per avere una vita totalmente mia, ho solamente bisogno di un aiuto fisico; oltre a ciò, per mia sicurezza, voglio avere un punto di mia estrema fiducia, che può essere anche un’amicizia di vecchia data e molto forte, a poche ore di viaggio da dove abiterei io per qualsiasi evenienza. Quando devo partire senza mia madre, per esempio, mi organizzo in totale autonomia con le persone con cui devo partire. Mi sento fortunata anche perché giro per il mondo. Una mia giornata tipo non esiste per il motivo che i miei impegni variano di giorno in giorno. Mi posso alzare di notte come mi posso svegliare anche alle 12;00, ma di sicuro non vado a dormire prima delle 01:00. Come molti giovani ho orari sregolati. Vi posso dire che adoro fare gli happy hour, e andare in giro per locali fashion.
Un’altra cosa importante da dire è che voglio più di una persona che ruoti intorno a me, in quanto ho una vita “particolare” e reputo che per una persona sola sia troppo stancante seguirmi, anche se posso stare ore da sola. Dalle persone che mi assistono esigo solo un aiuto fisico, della mia vita decido solo io!

D.- Da donna, mi colpisce moltissimo anche il fatto che lei abbia anche in programma un figlio, nonostante le oggettive difficoltà della sua situazione; immagino che, da donna pratica e intelligente qual è, abbia già programmato tutto il necessario. Vorrebbe dirci come immagina la sua vita di madre?
R.- Eccola là, la domanda che mi spiazza! Quella di diventare madre per ora è solo un’idea molto vaga e alquanto egoistica, soltanto perché sento un forte istinto materno e vorrei trasmettere i miei geni ad un altro individuo, però lo crescerei con amore. Non sono in cerca di marito, la parola matrimonio mi spaventa moltissimo, mi basterebbe solo un compagno con cui fare una sola figlia femmina. Non sogno l’abito bianco…
In più di un’occasione a mia madre ho paventato il pensiero dell’inseminazione artificiale su di me oppure l’utero in affitto, pur non avendo un uomo accanto. Il brutto di una mia gravidanza è che gli ultimi mesi dovrei restare quasi totalmente allettata per evitare il rischio trombosi, il bello sarebbe sentire crescere una vita dentro di me. Se dovessi rimanere incinta e per qualsiasi motivazione abortire, lo farei anche se con la morte nel cuore. L’utero è delle donne e ognuna se lo gestisce come meglio crede! Non bisogna mai giudicare le scelte di ogni singola donna, ma soltanto rispettarle! Di sicuro prima di stabilirmi con la residenza in un luogo fisso per anni e non avendo una buona sicurezza economica, a fare una figlia non ci penso proprio. Poi c’è inoltre il problema dell’età; sinceramente penso che dopo una certa età i figli non andrebbero procreati per il motivo che più si è avanti con l’età e più alto è il rischio di mortalità, per me non è giusto lasciare un bimbo o adolescente senza genitori. Se dovessi diventare davvero madre sicuramente non rinuncerei al lavoro per nessuna ragione al mondo, però allo stesso tempo (come mi ha insegnato la mia) quando stessi con mia figlia le dedicherei del tempo di alta qualità. Mia madre è l’esempio lampante che una donna può essere lavoratrice e una buona madre allo stesso tempo, pur essendo sola ed in più avendo prole a dir poco problematica. Mi auguro di essere una buona madre come lo è stata la mia: dolce ma severa, divertente e complice, che riesca a trasmettere i miei valori. Anche se mia madre mi vede molto più rigida di lei con gli adolescenti e i bambini che incrocio. Se dovessi diventare madre lei ne sarà felice.

D.- Vorrei che concludesse con dei consigli a chi si trovasse ad affrontare situazioni analoghe alla sua; non solo consigli legati a un incoraggiamento, ma anche consigli pratici, per esempio a chi rivolgersi, come gestire la quotidianità e via dicendo.
R.- Niente è impossibile, se si sogna tutto è possibile però si deve avere il coraggio e la forza di lottare! Io ho sempre fatto cose che fanno le persone “normali”, ne ho fatto anche di più e da adolescente sono stata molto ribelle… Personalmente non ci siamo quasi mai rivolte ai servizi sociali, anche perché le assistenti sociali hanno più volte lodato la mia cara mamma per il suo essere madre.  A volte mi dice: “avrei voluto un po’ di riposo lasciandoti ai servizi sociali, ma non ti hanno voluta. Cosa ho fatto di male?” e io replico ridendo: “Tu sei stata una bravissima madre!”. Mia madre ha scelto le tate e poi io le mie assistenti in colloqui privati. Se mi ricordo bene, se si chiamano attraverso una cooperativa si devono pagare di più, in quanto bisogna dare una percentuale all’associazione. C’è da dire che io non ho bisogno di trattamenti infermieristici particolari e che la mia famiglia non è indigente (per mia fortuna) perché ogni mese per pagare l’assistenza spendiamo come minimo 1.100 € la paga va in base alle ore che fanno, a volte anche meno di tale cifra. Quando esco voglio sempre un’assistente oppure un amico, anche perché io non parlo, ma comunico con i comunicatori e qualcuno me li deve dare, oppure se mi serve qualcosa ho bisogno di una persona accanto. Invece a casa mia, una volta che sono sulla carrozzina, mi sono lavata e ho mangiato preferisco stare da sola, mi arrangio. L’abbiamo sistemata per avvantaggiare la mia autonomia. Non mi piace dire dove abito perché fidarsi è bene, non fidarsi è meglio; in più quando sono sola tengo la tv o radio a volume alto per dimostrare che in casa c’è qualcuno. Chi mi conosce bene sa che quando sono da sola e vuole venire a casa mi deve mandare prima un messaggio sull’iPhone, altrimenti non apro di certo. Se dovesse succedere qualsiasi cosa so benissimo come reagire e comunque se c’è un’urgenza mando un messaggio e qualcuno arriva. Inoltre da poco ho cambiato carrozzina e ho voluto una semi sportiva, anche se per sua natura è pericolosa in quanto si ribalta facilmente, però mi consente di andare più velocemente facendo il minimo sforzo, in più ho voluto anche il grip, un rivestimento in gomma che si mette sul corrimano delle ruote e che consente di spostare la carrozzina anche con i gomiti, avanbracci, oppure col palmo della mano senza aprirla o anche con un solo dito perché la gomma crea attrito e si ha un’ottima presa. Quando ho un impegno cerco di avvisare per tempo la persona che mi deve assistere, a volte capitano gli imprevisti e veramente si corre per arrivare il prima possibile. È molto stressante ma voglio dimostrare che la mia patologia non mi preclude di avere una vita stressante come qualunque altra donna in carriera. Per quanto riguarda i viaggi vi segnalo un’ottima associazione, “Strabordo” che organizza bellissimi viaggi per disabili e non. I viaggi per piacere o per lavoro me li organizzo anche da sola. Per lavoro vado anche in luoghi non proprio rilassanti, è una sfida soprattutto con me stessa, ma non mi spaventa. Ho scelto di fare un lavoro non proprio rilassante per una donna con disabilità. Un altro consiglio è: per ogni viaggio scegliere accompagnatori più consoni a quel tipo di soggiorno.                      

D.- La ringrazio infinitamente e le auguro di realizzare i suoi desideri.
R.- Grazie a lei; mi auguro che quest’intervista possa servire a molte persone anche non diversamente abili.



mercoledì 8 giugno 2016

Soldati di pace

Un'intervista a un Servitore dello Stato, che ha scelto di mantenere l'anonimato.

Foto dei militari dell'Esercito Italiano tratta dalla pagina Facebook ufficiale

Buongiorno ai miei lettori.
L'intervista che oggi vi propongo, è stata gentilmente concessa da un appartenente all'Esercito Italiano.

A. Grazie per avermi concesso questa intervista. Lei svolge un lavoro estremamente delicato, serve lo Stato nell’Esercito e lo fa silenziosamente, con coraggio e tenacia, come tutti i suoi colleghi.
Vorrebbe dirci come ha cominciato e cosa l'ha spinta ad intraprendere questa strada?

R.  Ho cominciato questa avventura quasi per caso. C’era ancora la leva obbligatoria e, dovendo fare il servizio militare, ho deciso di servire in maniera utile e soddisfacente, appassionandomi a questa vita e avendo la fortuna di poter rimanere nell’Esercito. Posso dire di avere la fortuna di fare   un lavoro in cui ho fatto e faccio cose per cui pagherei anziché essere pagato.

A. Lei ricopre un ruolo particolare? Quali sono le sue mansioni?
R. Faccio il Soldato cercando di essere utile alla Comunità Civile. Il resto è accessorio.

A. So che è stato impegnato in particolari missioni, anche all'estero. Può raccontare qualcosa, descrivere situazioni, emozioni e, perché no, soddisfazioni di quelle esperienze?
R. L’impiego all’Estero è ormai parte integrante del lavoro di chiunque porti le stellette. Lavorare fuori sede, in Teatri Operativi difficili e completamente diversi dalle nostre realtà, è qualche cosa che difficilmente può essere spiegato a parole. Non è solo il compito del Militare col fucile. E’ la conoscenza di mondi profondamente diversi dal nostro, con cui rapportarsi per ottenere un risultato di alta valenza sociale. Vedere quanto siamo fortunati a vivere dove viviamo e quanto sia difficile sopravvivere in certe realtà ci porta a dare il giusto peso a quei problemi che per l’Italiano generico medio, e per l’Occidentale in generale, sembrano giganteschi ed insormontabili mentre di fatto sono piccolezze. Operare all’Estero chiede tantissimo in termini di condizioni di vita e di affetti personali, ma dà altrettanto in soddisfazioni per l’esperienza e la conoscenza profonda ed altrimenti impossibile dell’Umanità varia che ci circonda.

A. Cosa pensa del fatto che il servizio militare non sia più obbligatorio da diversi anni?
R. Premesso che sono sempre stato fermamente convinto che una Società che voglia definirsi civile non possa e non debba servirsi di coscritti, perché il Servizio Militare deve essere strutturato, come ora è, su base volontaria, senza costrizioni anacronistiche, ritengo che da un punto di vista sociale ci sia qualcosa che manca ai nostri giovani. Mi spiego meglio: tralasciato l’aspetto prettamente militare, che non è in questione, vivere a stretto contatto con realtà sociali, culturali e geografiche diverse portava indiscutibilmente a crescere sotto molti punti di vista. Così come il rispetto delle regole e del prossimo era più sentito perché inculcato in maniera pressante per dodici mesi. Luci ed ombre, come sempre, ma resta l’anacronismo della  Leva Obbligatoria che fa premio su tutto.
A. In passato si sentiva parlare spessissimo del “nonnismo" nelle caserme, in conseguenza  del quale si sono avuti casi di suicidio. Con la leva volontaria il problema sembra essere estinto, o almeno non se ne sente più parlare. Che ne pensa?
R. Penso che fosse un falso problema, nel senso che il “nonnismo” in senso lato esiste dappertutto. Nei posti di lavoro (mobbing orizzontale) come  a scuola (bullismo). Sono fenomeni dati dall’ignoranza  di certi elementi che si fanno forti del tempo che è passato invece che delle loro qualità personali, in genere scarse. Prima avevamo i Coscritti, ed il fenomeno veniva importato in caserma dalla vita cosiddetta civile. Ora i nostri ragazzi sono dei professionisti che pensano al  loro lavoro anziché a perdere tempo con queste sciocchezze, anche perché chi dovesse provare a far valere la sua anzianità anziché le sue qualità verrebbe inesorabilmente messo in un angolo da tutti.

A. Crede che il vostro lavoro goda di sufficiente considerazione da parte del mondo politico e della cittadinanza, nel nostro Paese? Quali sono le problematiche ad esso connesse e quali miglioramenti si potrebbero apportare?
R. Domanda che richiederebbe un lungo excursus storico. Ve lo risparmio dicendo semplicemente che siamo passati dal disprezzo totale ad essere tollerati, per poi vedere timidi segni di apprezzamento che sono fortunatamente approdati ad un rispetto grandissimo unito ad un sentimento di riconoscenza per il nostro lavoro. Direi che è un gran risultato che per ora ci basta, anche se non ci abbandona la speranza di migliorare ulteriormente.

A. Consiglierebbe a un giovane di percorrere la sua stessa strada? Quali possono essere i pro e i contro?
R. Non consiglio niente a nessuno per mia natura. Dico solo che chiunque voglia abbracciare questa vita deve avere ben presente che sacrifici e rinunce sono tanti, per cui le motivazioni devono andare oltre la retribuzione o il supposto prestigio sociale che questa condizione comporta. Se ci si crede posso dire che le soddisfazioni ripagheranno dei sacrifici. Se no è meglio lasciar perdere.

A. La ringrazio di cuore per avere risposto alle mie domande e per quello che lei e i suoi colleghi fate, anche  mettendo a rischio la vostra vita.
R. Sono io che ringrazio per questa finestra aperta sul nostro mondo.  Chiudo dicendo che ciò che noi facciamo è uno dei mattoni che costruiscono la nostra Società, che si confonde  con quelli di tutti coloro che lavorano con  in mente il bene comune e non solo il proprio particolare.