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mercoledì 30 novembre 2016

Non mi do per vinto e vi parlo d'amore e... algoritmi. Alessio Tropeano racconta il suo romanzo d'esordio

Alessio Tropeano

di Alessio Tropeano


La copertina di "Finché Parkinson non ci separi", di Alessio Tropeano







  
Buonasera, dottor Tropeano.
Le dico subito che il suo libro “Finché Parkinson non ci separi”, 2016, Albatros Edizioni, mi ha sorpreso: mi aspettavo che trattasse estesamente della malattia di Parkinson, ma ho trovato un romanzo amoroso a tinte gialle, al quale il Parkinson fa da sfondo. Era precisamente questa la sua idea, o è venuto fuori così in corso d’opera? Può delinearne brevemente la trama?

  Salve dottoressa, io non sono un neurologo e nemmeno un medico. Non ho, perciò, le competenze necessarie per trattare in modo rigoroso un tema così specifico. Lei ha ragione quando colloca il mio libro nel genere letterario della narrativa e dunque effettivamente il mio libro è un romanzo che parla di amore, speranza, apparenti tradimenti, esaltazione della bellezza femminile. Dunque nessuna pretesa di fare una lectio magistralis sul Parkinson.
Le idee, come lei sicuramente concorderà, mutano ed evolvono. Questo è capitato anche mentre scrivevo ma, nello specifico, solo entro certi limiti.
Io narro di fatti , dove il protagonista insieme agli altri personaggi vive momenti di vita quotidiana.
Parlo del disorientamento di uomini e donne , di amore, e soprattutto di speranza. Accanto al protagonista, decisamente figura forte e determinata, anche se un po' tormentato, e alla sua ricchezza interiore, ruotano personaggi con la loro personalità talmente viva che sembrano reali. In particolare le figure femminili di cui ho esaltato la bellezza, la naturale eleganza e la loro intelligenza. Non a caso proprio  una donna rappresenta la ragione di speranza del protagonista.  E qui mi fermo per non creare l’effetto “spoiler”.

  Dalla prefazione si evince che il libro è parzialmente autobiografico. Il fatto che la malattia sia appena accennata, corrisponde alla sua esigenza di ignorarla e superarla?

  Il libro non è una autobiografia e mi dispiace per coloro che immaginavano il mio come un romanzo rosa costruito su pettegolezzi. Oltre ad essere ingiusto e ingiustificato sarebbe stato una caduta di stile e in ogni caso qualcosa che non mi appartiene. Ovviamente questa precisazione non è rivolta a lei , persona colta e raffinata. Una malattia non può essere ignorata e lei lo sa bene. Superarla, una fortuna. Conviverci una necessità.

  Se ho ben capito, il suo disturbo risale a pochi anni orsono. Ci può accennare qualcosa su come sia insorto e quali problematiche abbia comportato?

  La malattia mi è stata diagnosticata nel 2008. Avevo difficoltà a muovere il mouse nella mia attività lavorativa. Sono laureato in Informatica ed esperto di business intelligence.
La conseguenza che maggiormente mi ha toccato è stata la successiva separazione.

  Aveva già in mente il nucleo di questo romanzo prima di ammalarsi o lo ha concepito successivamente?

  Il romanzo è stato scritto e pubblicato nell'anno in corso. Può darsi che inconsciamente fosse già in una fase embrionale, ma sinceramente penso che il tutto sia una conseguenza della malattia.

  Attraverso questo libro si propone di lanciare un messaggio?

  Certamente. Come il protagonista non si rassegna, né si dà per vinto e soprattutto non smette di sperare confidando nella ricerca scientifica affinché si trovi un rimedio definitivo ai mali dell’uomo, così pure si adopera per ricostruire un rapporto che sembra irrimediabilmente compromesso.
Dunque un messaggio di speranza, un invito a lottare, a coinvolgere e a farsi coinvolgere. Nel bivio tra la strada che porta alla disperazione e quella che porta alla speranza, scegliere quest’ultima.

  È al suo romanzo d’esordio. Ha altri progetti?

  Questo è il mio primo romanzo.
Si ho altri progetti. A lei li posso svelare, anche in virtù della sua simpatia.
Ho scritto un altro romanzo che è stato valutato positivamente dalla commissione esaminatrice della casa editrice e per la qual cosa sto valutando la proposta editoriale. In più molto probabilmente sarà pubblicato un lavoro relativo ad un mio studio sugli algoritmi complessi nell’ambito della Teoria dell’informazione con particolare attenzione alla costruzione di grafi di broadcast. Dunque qualcosa che riguarda la mia formazione scientifica.
Ho scritto, infine, soggetto e sceneggiatura per un cortometraggio, ma mi creda su questo al momento non posso dirle altro.

La ringrazio della sua disponibilità e le auguro tanta fortuna nella vita artistica e privata.

Grazie a lei dottoressa, è stato un piacere.

lunedì 8 agosto 2016

I briganti di Maria Concetta Preta premiati a "Radici Poetiche" VI edizione

Premio del Comitato tecnico a Maria Concetta Preta, di Vibo Valentia, docente, scrittrice e poetessa, in gara con la poesia 'U cantu d'i briganti  "Quanto sangu passau?" a "Radici Poetiche" VI edizione 2016, Premio Poetico dialettale intitolato a Massimo Troisi, ideato da Donatella De Bartolomeis della casa Editrice "Il Papavero".



domenica 7 agosto 2016

Donatella De Bartolomeis ha messo Radici... Poetiche! VI edizione, 2016, castello di Summonte


Donatella De Bartolomeis, fondatrice della casa Editrice "Il Papavero", con sede a Manocalzati (AV), organizzatrice del Premio di Poesia Dialettale "Radici Poetiche", 
intitolato a Massimo Troisi, giunto alla VI edizione.



sabato 18 giugno 2016

Sono Valeria Sirigu, la combattente!


 D.- Buonasera, dottoressa Sirigu; è stata molto gentile a prestarsi a questa intervista. Le voglio dire che lei mi ha colpito moltissimo, come è successo sicuramente a molte altre persone
Di lei mi ha colpito, più che la sua particolare situazione fisica, la capacità di risolvere i problemi e non lasciarsi abbattere dalle difficoltà.
Una prima domanda che le vorrei rivolgere, ovviamente, è relativa alla sua storia: la vorrebbe raccontare in breve?
R. Sono figlia di una madre nubile, e di questo ne vado fiera ed orgogliosa, mi ha cresciuto da sola! Non ha mai chiesto nemmeno un soldo a mio padre; ma non mi ha fatto mancare nulla, anzi… dalla mia vita ho avuto moltissimo per non dire troppo… Mi sento una donna molto fortunata, la mia disabilità è solo una parte di me.
La mia genitrice, per paura che avessi un quoziente intellettivo inferiore alla norma, fin da neonata mi ha talmente stimolato che dai primi test medici sono sempre risultata con un Q.I. superiore alla norma. Mi ha fatto provare ogni sorta di situazione e io amo proprio viaggiare grazie a lei. Viaggiare è una delle mie grandi passioni, oltre le lingue straniere, fare politica attiva, essere attivista per i diritti umani e civili, fare servizi fotografici, e stare sotto la pioggia e bagnarmi tutta e fare cose pericolose per sentire scariche adrenaliniche per poi rilassarmi.
Per mia fortuna mia madre non è mai stata iperprotettiva, mi ha lasciato sempre molto libera. Infatti a 19 anni, come molti giovani, me ne sono andata di casa per fare l’università. Ovviamente mia madre scendeva a Cagliari, ogni week-end, per vedere come stavo e se avevo bisogno di qualcosa.
Quando dico che mi occupo di diritto penale internazionale, di intelligence e tecniche militari, di criminologia particolarmente di parafilie (disturbi e devianze sessuali) e di economia e finanza internazionali; alcune persone rimangono di stucco sia perché credono che io abbia deficit intellettivi a causa della mia gravissima disabilità, sia per il motivo che sono una donna e in quanto “sesso debole” non mi possa occupare di questioni molto brutte e prettamente “maschili”. Molta gente presume che il mio comunicatore sia un gioco per imparare a scrivere e quando esprimono tale pensiero scoppio in una grossa risata in quanto fin dalla scuola materna ero, a detta delle insegnanti, più avanti degli altri alunni. 
Il fatto che io sia una giurista femminista atea disabile, spaventa molti, perché sono tutte qualità che normalmente una donna con disabilità non detiene; a volte mi tolgono consenso politico perché quello che sono mi fa uscire totalmente fuori dagli schemi, però io tiro dritto per la mia strada senza mai chinare la testa e sono abbastanza forte e spregiudicata per arrivare, passo dopo passo, dove spero io…!
In tutto questo mi dispiace che il mio caro nonno non ci sia, mi sarebbe tanto piaciuto averlo ancora accanto e sapere se fosse stato orgoglioso della sua prima nipotina.
Fino a qui vi ho raccontato i miei lati seri, però ho anch’io i miei lati frivoli… Pur essendo disabile mi sento molto DONNA e da tale amo acconciarmi! Mia madre da bambina mi ha abituato a vestirmi sempre da femminuccia ergo scarpettine, calzine velate, abitini eccetera. Quando sono entrata alla scuola media e superiore a mia madre le veniva da sorridere per il motivo che vedeva sempre tutte le mie compagne vestite tutte uguali con jeans e maglia larga tutti i giorni, io a scuola non andavo mai vestita sportiva, al massimo casual e mi piaceva andarci con un filo di trucco; sono e sarò una voce fuori dal coro! Anche ora mi piace un sacco truccarmi (odio uscire senza trucco), vestirmi in modo sexy ed elegante, adoro comprarmi abiti da cocktail e da sera con la coda oltre che cappellini.
Personalmente ritengo che i disabili “noti” debbano e hanno il dovere di lottare, per tutti gli altri, per sfatare miti e rimuovere le “barriere mentali” sulla disabilità.
Uso la mia immagine, di personaggio pubblico, in modo consapevole oltre che studiato per dimostrare che una donna può essere sexy pur essendo disabile.
Ogni tanto mi piace giocare, anche con gli sguardi, con gli uomini. Però se un uomo prova soltanto a sfiorarmi quando io non voglio reagisco all’istante! Se dovessi percepire il disagio o una richiesta d’aiuto di una donna di qualsiasi età, ceto sociale o nazionalità interverrei subito. Di fronte alla violenza sulle donne non bisogna mai girare la testa dall’altra parte, e se si ha paura per la propria incolumità… almeno che si chiamino le forze dell’ordine. Io denuncerei l’offender ai primi segnali di violenza che sia psicologica o fisica.  
Amo definirmi: “una donna dalle mille sfumature” perché mi sento una donna completa e ho mille aspetti… ma non sono, di certo, perfetta, però se sono così istruita, sicura, forte e coraggiosa lo devo solo a mia madre che io veramente amo più della mia stessa vita!

D.- Un’altra cosa che mi incuriosisce è la sua dichiarazione di ateismo; infatti sono convinta, come religiosa, che proprio la sua particolare situazione possa essere la lampante dimostrazione che noi non siamo un solo corpo, ma abbiamo un’anima che agisce a dispetto degli ostacoli imposti dalle difficoltà del corpo. Non è d’accordo con questa valutazione?
R.- Dipende da persona a persona. Io ho trovato la forza nell’ateismo più puro, infatti ho ottenuto la scomunica ufficiale (sono proprio fiera di questo) dalla Chiesa Cattolica a norma dei cc. 751 e 1364 del Codice di Diritto Canonico; altra gente prende tale forza dalla fede. Personalmente preferisco credere che io agisco in base alle mie convinzioni senza avere dogmi, Madre Natura ha dotato l’uomo della capacità di autodeterminazione e di discernimento, avrei fatto le stesse cose che faccio ora pur essendo “normale”, ergo alla Sua domanda mi sento di concordare con Lei.


D.- Nel suo sito, www.valeriasirigu.net, scrive che dopo la laurea in Giurisprudenza a indirizzo internazionale, vorrebbe lavorare come avvocato per il tribunale europeo dell’Aja, oppure all’ONU. Da cosa nasce questa aspirazione?  La sta portando avanti o ha deciso diversamente?
R.- La mia più grande ambizione rimarrà sempre quella, e nasce dall’età di 16 anni quando ho letto “Suad – Bruciata viva”: racconta la storia di una ragazza della Cisgiordania che si innamora, ha un solo rapporto sessuale e rimane incinta, la sua famiglia decide di bruciarla viva. Io essendo femminista da quando ero adolescente e per la libertà sessuale (espletata con vera coscienza dalle ragazze degli anni 60, non quella che credono di avere le adolescenti d’oggi), quindi ho deciso di dedicare tutta la mia vita a lottare contro la violenza sulle donne. Oggi faccio parte dell’Associazione Onda Rosa, il centro antiviolenza di Nuoro.

D.- Scrive per alcuni giornali online: quali argomenti tratta?
R.- Principalmente di diritto penale internazionale, di diritti umani, di intelligence, di violenza sulle donne, di criminologia; inoltre di economia e finanza.

D.-Viene da una piccola città della Sardegna, ma ha viaggiato molto e conosce diverse lingue. Dove le piacerebbe stabilire la sua residenza definitiva? Quanto offre la Sardegna nella tutela dei disabili?
R.- Non ho ancora deciso, ma mi piacerebbe molto negli Stati Uniti oppure in Spagna, o comunque dove troverò un lavoro, tutto il mondo è casa mia. Sa che Lei mi coglie in castagna per il motivo che io usufruisco solo della L. 162/98, è una legge che dà finanziamenti per pagare l’assistenza domiciliare o per progetti che stimolano la vita in autonomia o la cura dell’utente. Quando andavo a scuola ho sempre avuto sia l'assistenza per l’igiene personale che 18 ore di insegnante di sostegno. Una volta, quando avevo 8 anni, il comune ha provato a togliermi l’assistenza a scuola per tutte le ore stabilite e nel frattempo che le maestre e mia madre si chiedevano che protesta attuare, io ho scritto, di mio pugno, queste parole: "Assistente sociale di merda, i disabili servono, servono a fare lavorare le persone!", le ho stampate e le maestre le hanno portate in Comune, il giorno dopo avevo l'assistenza per tutte le ore se dovevo andare in bagno. Sono una combattente nata.
La mia città offre anche un servizio di trasporto disabili che attualmente io non utilizzo. 

D.-Ho letto che vive in totale autonomia rispetto alla sua famiglia di origine: com'è la sua giornata/tipo?
R.- Prima di tutto mi preme dire che ora vivo a casa di mammina perché mi fa tanto comodo, in attesa di comprarmi una casa tutta mia. Nonostante la mia grave disabilità mia madre (e io la adoro per questo) sembra una di quelle madri nordiche che vogliono l’indipendenza dei figli alla maggiore età. Anche io vorrei avere un’abitazione tutta mia, pur volendo un gran bene a mia madre, ma ormai siamo due donne adulte quindi con abitudini ed esigenze diverse benché abbiamo molti interessi in comune. Viviamo sotto lo stesso tetto però è come se vivessimo due vite separate in quanto siamo due donne super impegnate e, quando mi assiste, lei ora fa le veci di una normale assistente cioè non mette bocca nei fatti miei, anche perché sono abbastanza grande per avere una vita totalmente mia, ho solamente bisogno di un aiuto fisico; oltre a ciò, per mia sicurezza, voglio avere un punto di mia estrema fiducia, che può essere anche un’amicizia di vecchia data e molto forte, a poche ore di viaggio da dove abiterei io per qualsiasi evenienza. Quando devo partire senza mia madre, per esempio, mi organizzo in totale autonomia con le persone con cui devo partire. Mi sento fortunata anche perché giro per il mondo. Una mia giornata tipo non esiste per il motivo che i miei impegni variano di giorno in giorno. Mi posso alzare di notte come mi posso svegliare anche alle 12;00, ma di sicuro non vado a dormire prima delle 01:00. Come molti giovani ho orari sregolati. Vi posso dire che adoro fare gli happy hour, e andare in giro per locali fashion.
Un’altra cosa importante da dire è che voglio più di una persona che ruoti intorno a me, in quanto ho una vita “particolare” e reputo che per una persona sola sia troppo stancante seguirmi, anche se posso stare ore da sola. Dalle persone che mi assistono esigo solo un aiuto fisico, della mia vita decido solo io!

D.- Da donna, mi colpisce moltissimo anche il fatto che lei abbia anche in programma un figlio, nonostante le oggettive difficoltà della sua situazione; immagino che, da donna pratica e intelligente qual è, abbia già programmato tutto il necessario. Vorrebbe dirci come immagina la sua vita di madre?
R.- Eccola là, la domanda che mi spiazza! Quella di diventare madre per ora è solo un’idea molto vaga e alquanto egoistica, soltanto perché sento un forte istinto materno e vorrei trasmettere i miei geni ad un altro individuo, però lo crescerei con amore. Non sono in cerca di marito, la parola matrimonio mi spaventa moltissimo, mi basterebbe solo un compagno con cui fare una sola figlia femmina. Non sogno l’abito bianco…
In più di un’occasione a mia madre ho paventato il pensiero dell’inseminazione artificiale su di me oppure l’utero in affitto, pur non avendo un uomo accanto. Il brutto di una mia gravidanza è che gli ultimi mesi dovrei restare quasi totalmente allettata per evitare il rischio trombosi, il bello sarebbe sentire crescere una vita dentro di me. Se dovessi rimanere incinta e per qualsiasi motivazione abortire, lo farei anche se con la morte nel cuore. L’utero è delle donne e ognuna se lo gestisce come meglio crede! Non bisogna mai giudicare le scelte di ogni singola donna, ma soltanto rispettarle! Di sicuro prima di stabilirmi con la residenza in un luogo fisso per anni e non avendo una buona sicurezza economica, a fare una figlia non ci penso proprio. Poi c’è inoltre il problema dell’età; sinceramente penso che dopo una certa età i figli non andrebbero procreati per il motivo che più si è avanti con l’età e più alto è il rischio di mortalità, per me non è giusto lasciare un bimbo o adolescente senza genitori. Se dovessi diventare davvero madre sicuramente non rinuncerei al lavoro per nessuna ragione al mondo, però allo stesso tempo (come mi ha insegnato la mia) quando stessi con mia figlia le dedicherei del tempo di alta qualità. Mia madre è l’esempio lampante che una donna può essere lavoratrice e una buona madre allo stesso tempo, pur essendo sola ed in più avendo prole a dir poco problematica. Mi auguro di essere una buona madre come lo è stata la mia: dolce ma severa, divertente e complice, che riesca a trasmettere i miei valori. Anche se mia madre mi vede molto più rigida di lei con gli adolescenti e i bambini che incrocio. Se dovessi diventare madre lei ne sarà felice.

D.- Vorrei che concludesse con dei consigli a chi si trovasse ad affrontare situazioni analoghe alla sua; non solo consigli legati a un incoraggiamento, ma anche consigli pratici, per esempio a chi rivolgersi, come gestire la quotidianità e via dicendo.
R.- Niente è impossibile, se si sogna tutto è possibile però si deve avere il coraggio e la forza di lottare! Io ho sempre fatto cose che fanno le persone “normali”, ne ho fatto anche di più e da adolescente sono stata molto ribelle… Personalmente non ci siamo quasi mai rivolte ai servizi sociali, anche perché le assistenti sociali hanno più volte lodato la mia cara mamma per il suo essere madre.  A volte mi dice: “avrei voluto un po’ di riposo lasciandoti ai servizi sociali, ma non ti hanno voluta. Cosa ho fatto di male?” e io replico ridendo: “Tu sei stata una bravissima madre!”. Mia madre ha scelto le tate e poi io le mie assistenti in colloqui privati. Se mi ricordo bene, se si chiamano attraverso una cooperativa si devono pagare di più, in quanto bisogna dare una percentuale all’associazione. C’è da dire che io non ho bisogno di trattamenti infermieristici particolari e che la mia famiglia non è indigente (per mia fortuna) perché ogni mese per pagare l’assistenza spendiamo come minimo 1.100 € la paga va in base alle ore che fanno, a volte anche meno di tale cifra. Quando esco voglio sempre un’assistente oppure un amico, anche perché io non parlo, ma comunico con i comunicatori e qualcuno me li deve dare, oppure se mi serve qualcosa ho bisogno di una persona accanto. Invece a casa mia, una volta che sono sulla carrozzina, mi sono lavata e ho mangiato preferisco stare da sola, mi arrangio. L’abbiamo sistemata per avvantaggiare la mia autonomia. Non mi piace dire dove abito perché fidarsi è bene, non fidarsi è meglio; in più quando sono sola tengo la tv o radio a volume alto per dimostrare che in casa c’è qualcuno. Chi mi conosce bene sa che quando sono da sola e vuole venire a casa mi deve mandare prima un messaggio sull’iPhone, altrimenti non apro di certo. Se dovesse succedere qualsiasi cosa so benissimo come reagire e comunque se c’è un’urgenza mando un messaggio e qualcuno arriva. Inoltre da poco ho cambiato carrozzina e ho voluto una semi sportiva, anche se per sua natura è pericolosa in quanto si ribalta facilmente, però mi consente di andare più velocemente facendo il minimo sforzo, in più ho voluto anche il grip, un rivestimento in gomma che si mette sul corrimano delle ruote e che consente di spostare la carrozzina anche con i gomiti, avanbracci, oppure col palmo della mano senza aprirla o anche con un solo dito perché la gomma crea attrito e si ha un’ottima presa. Quando ho un impegno cerco di avvisare per tempo la persona che mi deve assistere, a volte capitano gli imprevisti e veramente si corre per arrivare il prima possibile. È molto stressante ma voglio dimostrare che la mia patologia non mi preclude di avere una vita stressante come qualunque altra donna in carriera. Per quanto riguarda i viaggi vi segnalo un’ottima associazione, “Strabordo” che organizza bellissimi viaggi per disabili e non. I viaggi per piacere o per lavoro me li organizzo anche da sola. Per lavoro vado anche in luoghi non proprio rilassanti, è una sfida soprattutto con me stessa, ma non mi spaventa. Ho scelto di fare un lavoro non proprio rilassante per una donna con disabilità. Un altro consiglio è: per ogni viaggio scegliere accompagnatori più consoni a quel tipo di soggiorno.                      

D.- La ringrazio infinitamente e le auguro di realizzare i suoi desideri.
R.- Grazie a lei; mi auguro che quest’intervista possa servire a molte persone anche non diversamente abili.



lunedì 23 maggio 2016

"Il dialogo": piccola realtà irpina di ampio respiro. Intervista al direttore Giovanni Sarubbi

Quella che segue è l'intervista a Giovanni Sarubbi, direttore de "Il dialogo" (www.ildialogo.org), giornale online nato a Monteforte Irpino (AV), votato al dialogo interreligioso e alla cultura della pacifica convivenza tra i popoli.

La home del giornale online "Il dialogo", fondato da Giovanni Sarubbi


D._ Buonasera, Direttore. Vorrei rivolgerle alcune domande circa la sua rivista online “Il dialogo” (www.ildialogo.org), un periodico di cultura, politica e dialogo interreligioso dell’Irpinia.
Un giornale molto ricco, interessante, senza scopo di lucro, basato sul lavoro volontario.
Quando è nata l’idea di un giornale di così ampio respiro? A quali esigenze risponde?

R. Il giornale è la continuazione su internet di un giornale cartaceo che si è stampato a Monteforte Irpino dal 1996 al 1998. Tre anni molto impegnativi sul piano politico e sociale. Allora il giornale aveva lo scopo di risvegliare la stampa politica cittadina e si inseriva in un progetto politico legato ai partiti di quello che allora si chiamava ULIVO. C’era un gruppo di persone che collaborava che faceva parte sia dell’allora PDS, sia dell’allora Partito Popolare, cioè dei partiti che avevano sostituito rispettivamente PCI e DC. Oltre ai fatti locali il giornale spaziava su molte problematiche di tipo nazionale, quali l’ambiente ed il dialogo interreligioso. In quegli anni si stabilì un rapporto con il Villaggio Evangelico sito a Monteforte, che allora era gestito ancora dalla Tavola Valdese. Quando poi nel 1998 il gruppo che aveva dato vita al periodico, che si stampava ogni 15 giorni ed andava letteralmente a ruba, si sciolse perché perse le elezioni comunali, io rimasi solo e fu quasi automatico il suo trasferimento on-line su Internet che allora stava cominciando a consolidarsi.
Il giornale come è adesso è legato sostanzialmente alla mia passione cinquantennale per il giornalismo. Ho cominciato a scrivere articoli all’età di 14-15 anni e da allora ho sempre continuato prima su vari fogli ciclostilati, come si usava negli anni 60 e 70, poi su giornali nazionali legati a partiti politici di sinistra. Ed è proprio questa esperienza che mi portò nel 1984 alla iscrizione come pubblicista all’albo dei giornalisti. Ho poi collaborato a diversi giornali locali e nazionali, quali “Il Mattino” di Napoli, o riviste dell’area religiosa come Tempi di Fraternità, Confronti, il settimanale della diocesi di Avellino “Il Ponte”. Ed alcuni altri periodici provinciali. Il giornale on-line nacque quasi per scommessa durante una discussione all’interno di un gruppo interreligioso che allora esisteva ad Avellino e di cui facevo parte. Per un annetto feci le prove su uno spazio web gratuito e poi registrai il dominio www.ildialogo.org su cui attualmente è installato il giornale. La svolta fu la tragedia dell’11 settembre del 2001. In quella occasione mi fu chiesta la disponibilità ad ospitare sul sito l’iniziativa della giornata del dialogo cristiano-islamico che fu lanciata proprio subito dopo quei tragici eventi. Seguendo quella esperienza il giornale si è andato via via sviluppando e arricchendo di argomenti, ce ne sono un centinaio attualmente sul sito, su tutto ciò che si muove nell’ambito religioso o politico sociale. Argomenti di punta del sito sono stati la questione dei preti pedofili, di cui siamo stati fra i primi ad occuparci, o la questione dei preti sposati o della omosessualità in rapporto alla chiese cristiane. Ci siamo legati ai movimenti di base della chiesa cattolica ma anche a quelli di matrice protestante. Oggi il sito risponde alle esigenze di quanti cercano informazioni sui temi della pace e del dialogo interreligioso o di una spiritualità scevra da ritualismi e gerarchie, libera  e liberante. Esigenze che in numeri significano una media di visite giornaliere al sito di oltre 6000 persone, circa 200mila al mese e oltre due milioni l’anno.

D._ Il giornale è nato in Irpinia, ma non si rivolge espressamente a un pubblico irpino. Il tema principale del suo giornale sembra essere il dialogo interreligioso: quest’ultimo è presente, in Irpinia? Il suo giornale ha dato un contributo sostanziale a tale dialogo nella piccola realtà territoriale irpina?

R. Il dialogo interreligioso è stato presente in Irpinia e ha sviluppato numerose iniziative, alcune di portata addirittura mondiale. Il tutto si è sviluppato quando ad Avellino era vescovo il compianto mons. Antonio Forte che credeva fermamente nel dialogo ecumenico ed interreligioso. Fino a quando c’è stato lui alla guida della diocesi la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani si faceva molto seriamente e così quella del dialogo con gli ebrei. Sempre mons. Forte fu tra i primi firmatari dell’appello per la giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, promuovendo iniziative su tale terreno con diverse manifestazioni per la pace fatte in città e con diversi incontri con imam musulmani. C’è stato, ad esempio, un incontro interreligioso in una chiesa della diocesi durante la quale un musulmano irpino parlò dall’altare durante l’incontro, cosa che fino a quel momento era un tabù. Con la sua sostituzione il dialogo ecumenico ed interreligioso è praticamente scomparso, anche per il contemporaneo trasferimento di alcuni preti, anch’essi legati all’ecumenismo, con i quali abbiamo sviluppato numerose iniziative. Si, in quell’epoca come giornale abbiamo dato un contributo sostanziale al dialogo interreligioso. Ricordo, ad esempio, un dibattito sul tema della intercomunione tra cattolici e protestanti di cui abbiamo avuto un episodio in Irpinia, credo unico al mondo. Episodio che provocò molto rumore e scompiglio sia in ambito cattolico sia in ambito protestante ed in particolare nella chiesa valdese.

D._ Molto sentito, nel suo giornale, è anche il problema della guerra e della necessità di porvi fine; ma, nella realtà, l’obiettivo della pace sembra essere molto lontano. Lei crede che il dialogo interreligioso possa davvero contribuire alla pace? Non crede invece che, considerata la tendenza degli esponenti religiosi ad affermare la supremazia della propria religione sulle altre, già questo di per sé pregiudichi la possibilità reale di dialogare, allontanando quindi la pace? O sono altri a non volere la pace?

R. Le religioni, per lo meno fino alla Pacem in Terris di Giovanni XXIII, sono state a rimorchio dei rispettivi governi quando essi scatenavano la guerra. È successo così ancora nel secolo scorso sia con la prima che con la seconda guerra mondiale. Le varie confessioni cristiane hanno combattuto armi in pugno l’un contro l'altra armate per sostenere i propri principi, imperatori, presidenti della repubblica. Cattolici e protestanti in Germania, ai tempi di Lutero, erano alleati nella lotta contro i contadini nella guerra dei trent’anni. Guerra che era sostenuta teologicamente da una corrente riformatrice radicale, gli anabattisti, che rifiutavano la sottomissione ai principi, che fu sancita nella pace di Augusta con la famosa formula “cuius regio eius religio” (cioè "Di chi è la regione, di lui si segua la religione"). Gli eserciti uniti cattolici-protestanti distrussero questa corrente radicale che si era asserragliata nella città di Munster. Fra le confessioni cristiane e le religioni esiste un ecumenismo del male che è molto forte ed ancora esistente. Sulle cose che negano le stesse fondamenta delle rispettive religioni, tutte le religioni vanno d’accordo, a cominciare da quel “non uccidere” che è scritto in tutti i codici religiosi esistenti. Io penso che oggi sia sempre tempo di dialogo fra le religioni. "Non c'è pace tra le nazioni senza pace tra le religioni. Non c'è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni. Non c'è dialogo tra le religioni senza una ricerca sui fondamenti delle religioni". Lo ha scritto il grande teologo e storico Hans Küng. Questa frase campeggia come introduzione alla sua trilogia su Ebraismo, Cristianesimo ed Islam. Quella del dialogo è una strada certo irta di ostacoli ma è l'unica che uomini e donne di volontà buona possono seguire. Tutte le altre portano alla guerra e all'autodistruzione. Abbiamo invece bisogno di teologi che in tutte le religioni sappiano costruire il dialogo. Finora teologi e filosofi sono spessissimo stati usati per supportare, con le loro idee, la guerra. Per la sopravvivenza dell'umanità abbiamo ora bisogno di teologi e filosofi per il dialogo. È questo l'impegno per il quale noi lavoriamo e vogliamo continuare a lavorare.

D._ Noto che il suo giornale conduce alcune battaglie; recentemente ha iniziato a pubblicare una rassegna su “prostituzione, pornografia, pedofilia”. Con quali obiettivi e con quali risultati?

R. Fra le cose che facciamo ci sono quattro rassegne stampa quotidiane. C’è quella sull’Islam, quella sui Brics, quella sulla chiesa cattolica, ed infine quella da lei indicata. É un modo per mettere in circolo notizie su cui riflettere. Quella su “prostituzione, pornografia, pedofilia” ha il preciso scopo di suscitare una sensibilità contro fenomeni devastanti che oramai proliferano soprattutto su Internet. La pornografia è diffusissima e si può capitare su un sito pornografico anche senza volerlo. Le email spam diffondo spessissimo materiali pornografici o link a siti pornografici nascosti in link apparentemente innocui. La pedofilia e la pedopornografia, usano abbondantemente la rete internet per diffondere tali materiali. Insomma abbiamo creduto essere per noi un obbligo morale di fare qualcosa contro tali pratiche che degradano la persona umana e che recano gravissimi danni ai bambini e alle donne. Siamo anche contrari alle varie proposte di legge, di marca fascista e leghista, che vogliono legalizzare la prostituzione, ritornando alla mostruosità dei bordelli del regime fascista. Sono cose inaccettabili contro cui è necessaria una ribellione morale della società sempre più aggredita da spettacoli indecorosi e violenti nei confronti delle donne e dei bambini.

D._ Lei è anche uno scrittore; di recente, ha presentato un libro dal titolo “Avventisti, Christian Science, Mormoni, Testimoni di Geova” per la collana FattoreR, edizioni EMI. Ce ne vuole parlare, in breve?

R. È un libro nato nell’ambito di una collana che ha cercato di fare il punto e descrivere quasi tutte le religioni esistenti. A me è stato affidato il compito di descrivere le quattro religioni nate nel 1800 negli USA. È un libro che io ho scritto perché, come ricordava Kung, per fare dialogo fra le religioni è necessario conoscere i fondamenti su cui esse si basano. È un modo con il quale ho voluto impegnarmi personalmente su tale terreno.

D._ Oltre che scrittore, è anche poeta. Vorrebbe qui scrivere e commentare una poesia che le piacerebbe far conoscere?

R. Definirmi poeta mi sembra eccessivo. Nel corso della mia vita ne ho scritto molte ma non le ho mai pubblicate. Alcune le ho pubblicate recentemente sul sito e riguardano la guerra. È una problematica che mi coinvolge molto e che mi fa soffrire molto. La pace, nella tradizione islamica, è uno dei nomi di Dio. È forse il nome più bello e il più invocato. Vorrei che fossimo tutti poeti della pace, che ognuno di noi riuscisse a tirare fuori dal proprio animo pensieri di pace su cui costruire relazioni, amicizia, solidarietà, senza la quale l’umanità semplicemente non esiste. Ve ne propongo una, l’ultima, amara e dolorosa, che rappresenta bene il dolore che ho nel mio cuore.

UNA BOTTA E VIA
di Giovanni Sarubbi

Gli avevano detto di sorridere, di cantare, di gridare viva l'Italia.
La banda suonava marce militari,
e i bambini applaudivano,
e buttavano coriandoli come ad una festa.
I soldati in colonna marciarono davanti a loro.
Presentarono le armi ai loro familiari.
Si imbarcarono per terre lontane,
tutti volontari, tutti convinti di andare in guerra.
Un vescovo li benedisse e disse una preghiera su di loro.
Era una orazione funebre, ma loro la presero per un incitamento.
Erano già morti.
Lo sapevano i generali.
Lo sapeva il governo che aveva deciso la guerra.
Lo sapeva il vescovo che li benedisse.
A loro avevano detto che sarebbe stato facile,
una botta e via.
In 15 giorni li facciamo fuori tutti e torniamo ricchi.
Questa era la promessa.
Erano 5000, non ne tornò che uno.
Degli altri neppure la piastrina di riconoscimento.
Si guardava intorno come stralunato.
Provarono ad interrogarlo. Non rispose.
Provarono ancora. Non rispose.
Era morto ma vivo.
Aspettava che qualcuno togliesse la spina.



D._Grazie della sua cortese disponibilità!




mercoledì 11 maggio 2016

"La mia ora di vento" di Gerardo Pepe


Gerardo Pepe, autore di "La mia ora di vento", ed. Il Papavero.
VII fiera del libro, Manocalzati, maggio 2016

Per un guasto, non è stato possibile registrare gli ultimi minuti dell'intervista

lunedì 9 maggio 2016

"Il mercante di emozioni" di Raffaele Anzuoni


Raffaele Anzuoni, autore di "Il mercante di emozioni", ed. Il Papavero.
VII Fiera del libro, castello di San Barbato, Manocalzati, maggio 2016

domenica 8 maggio 2016

Antologia "La mamma non tramonta mai"

 Antologia "La mamma non tramonta mai"
Vede la luce, in occasione della ricorrenza di oggi, 8 maggio, festa della mamma, l'Antologia dell'evento "La mamma non tramonta mai", svoltosi su Facebook nel mese di Aprile 2016.
È possibile scaricarla al link che segue, col vincolo morale, in cambio, alla solidarietà e alla promozione dell'educazione. Buona lettura

https://drive.google.com/folderview?id=0B1XNJyJ_Th42eDYyemNuMWNVX1E&usp=sharing



sabato 7 maggio 2016

Le Donne assassine di Carmen Barbaro


Intervista a Carmen Barbaro, che presenta la trilogia "Donne assassine"; castello di San Barbato, Manocalzati, VII fiera del libro - maggio 2016

"Il fazzoletto di terra" di Fabio Pozzerle


Intervista a Fabio Pozzerle, autore di "Il fazzoletto di terra", ed. Streetlib; castello di San Barbato, Manocalzati, VII fiera del libro - maggio 2016