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lunedì 2 gennaio 2017

"La natività al centro", presepi artigianali in mostra ad Avellino

Gerardo Melillo, curatore della mostra di presepi
"La Natività al centro"


Intervista a Gerardo Melillo, tra i curatori della mostra di presepi artigianali “La Natività al centro", in esposizione al duomo di Avellino dall’11 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, intitolata alla memoria di Mariano Cesa.

Buonasera. Desidero per prima cosa fare i miei complimenti a lei e ai suoi collaboratori per avere creato questa bella mostra  dedicata ai presepi irpini.
Come è quando è nata la passione per il presepe e l'idea della mostra?

La passione per il presepe la porto con me sin da piccolo, ricordo che ogni anno, a Natale, insieme a mio fratello più grande, andavo a raccogliere il muschio in campagna per adagiarlo poi sul presepe che tenevamo in casa. Ricordo che facevamo le casette con le scatole di cartone, le dipingevamo e le posizionavamo tutte intorno alla grotta, i pastori di terracotta napoletana li acquistavamo di anno in anno, all'emporio sotto casa, erano bellissimi, sembrava quasi  si muovessero tanto erano posizionati con cura poi, in aggiunta,  le pecorelle che mi emozionavano particolarmente. Insomma a Natale si costruiva il presepe che acquisiva maggiore vigore quando in casa si riceveva la visita degli Zampognari che suonavano delle melodie bellissime, con addosso gli abiti tipici dei pastori.
L'idea della mostra nasce nel 2006, ero Presidente della Circoscrizione del Centro Storico di Avellino, ricordo che un giorno vennero in sede tre persone con la passione del presepe, nel riceverli e nell'ascoltare le loro storie fui colpito dalla loro passione, risvegliarono in me tanti ricordi e insieme concordammo che avremmo dovuto organizzare una mostra per la città di Avellino. Diedi loro tutto il supporto necessario individuando nella Cripta di San Biagio il luogo ideale per l’esposizione. Grazie al Parroco, don Mario Famiglietti, al Priore dell’Arciconfraternita di San Biagio, al consiglio circoscrizionale ed ai tanti presepisti che riuscimmo a mettere insieme per l’occasione, organizzammo una mostra di ottimo livello, sia per contenuti artistici  che per partecipazione. Da quell’anno in poi nulla più ha spezzato il nostro legame e, ancora oggi, pur con mille sacrifici,  riusciamo  a creare per la città un luogo suggestivo da visitare, fatto di tradizione e di passione.

Chi sono gli autori che espongono? Chi collabora al progetto?

Gli autori che espongono sono per la maggior parte irpini, c’è qualcuno di Napoli e anche della provincia di Salerno, numerosi della città di Avellino e dei paesi limitrofi.
Il progetto è ormai consolidato, eccezion fatta per la location, che può variare di anno in anno. Tutto il lavoro organizzativo, di preparazione, di allestimento e di recupero delle opere artistiche è curato esclusivamente dai componenti dell’associazione i quali con i propri mezzi e risorse proprie danno vita a questa iniziativa che nulla ha da invidiare ad altre iniziative simili, presenti lungo tutto il territorio nazionale.
Molti dei soci espongono proprie opere in tanti luoghi, a Napoli e nei paesi del suo circondario tanto per citarne qualcuno, fino in Umbria a Città Di Castello etc. etc. 
Nel nostro piccolo abbiamo potenzialità enormi, in mezzo a noi ci sono scultori, artisti della scenografia, sarte e sarti che sanno cucire  vestiti in seta per i  pastori ispirati al 700 napoletano. Tutte queste qualità ci consentono buone capacità d’azione, discreta autonomia e tanta dimestichezza nell’approntare sale con gusto e competenza. 

Come mai dedicarsi alla costruzione dei presepi e non ad altre forme di modellismo?

Il presepe rappresenta la nascita di Gesù, quando lo si costruisce si tiene conto innanzitutto dell’aspetto religioso, il sentimento che interviene  è difficile da descrivere. La gioia di realizzare un opera di arte presepiale, la riproduzione in piccolo di scene di vita reale secondo i canoni del presepe napoletano e/o quello storico assumono un fascino particolare cosi come la relazione che si stabilisce tra chi realizza l’opera e l’opera stessa .
Fare un presepe, per me , oltre a  questo è anche un modo per ritrovarmi intimamente , per esprimere tutta la mia creatività.

Secondo lei costruire un presepe o fare un'attività di modellismo aiuta a meditare? È rilassante?

Ho trascorso molte ore a costruire presepi e di tutte le misure, utilizzando pastori di diverse dimensioni. Posso senz’altro affermare che tale attività per me è risultata rilassante e di aiuto alla meditazione, durante il tempo dedicato a tale attività non vi è stato mai, pur stando in piena solitudine, e dico mai, un solo momento di tristezza , anzi gioia allo stato puro ed empatia con l’opera a realizzarsi .  I lavori manuali  aiutano a stare meglio e la costruzione di un presepe aiuta anche spiritualmente.

Quanto tempo le è occorso per costruire i suoi presepi presenti nella mostra?

E’ difficile stabilire quanto tempo si impiega per costruire un presepe, il motivo è presto detto, vicino ad un presepe non si finisce mai di operare. Comunque orientativamente un anno e mezzo per tutti e tre i pezzi. Quando si lavora per passione e non per fare commercio si è più meticolosi , si   ricerca la massima cura tentando la via della perfezione. Ogni presepe artistico, immaginato , pensato e costruito con amore , emana un fascino particolare tale da renderlo unico.

La mostra sta riscuotendo un discreto successo di pubblico e critica. È ubicata nel cuore del centro storico di Avellino e ormai ha molti anni di vita; perché, secondo lei, riscuote tanto successo?

La mostra ha acquisito negli anni una tradizione consolidata, di anno in anno aumentano i visitatori anche grazie alla varietà di opere sempre nuove e suggestive.
Riscuotiamo tanto successo perché nel nostro piccolo riusciamo a trasferire emozioni. La nostra capacità di relazione e la passione che teniamo fanno da traino per un evento che a Natale è sempre atteso.

Lei e i suoi collaboratori porterete la mostra fuori Avellino? Pensa che l'interesse verso di essa sia legato all’aspetto religioso o che possa avere altre motivazioni che consentano un ampliamento del pubblico? Per esempio, pensa che i ragazzi possano essere attratti da questo evento?

La mostra è della città e quindi tale rimane, non abbiamo alcuna intenzione di   spostarla. Certo è che nessuno ci vieta di partecipare e/o collaborare all’allestimento di altre mostre in altri territori, come del resto già facciamo e faremo ancora.
I rapporti dell’associazione e di ogni singolo socio sono tali da consentire uno scambio continuo di opere, esperienze e buone pratiche con altri che come noi hanno a cuore la tradizione del presepe ed il trasferimento di tale passione alle future generazioni. Quest’anno in particolare abbiamo avuto il piacere di avere in mezzo a noi qualche giovane in più, altri si sono mostrati interessati durante le visite effettuate. Ritengo di poter affermare che i ragazzi sono comunque attratti da tale arte, non so in che misura, certamente sta a noi  fare in modo che accada nella maniera più ampia possibile, magari organizzando dei corsi e perché no affidando loro, ai più meritevoli, anche ruoli importanti nella gestione.

Avrebbe, da cittadino e senza fare riferimento a gruppi politici, qualche suggerimento per la valorizzazione delle risorse del capoluogo?

All’ultima domanda non rispondo, volutamente e non per mancanza di idee. Colgo l’occasione per ringraziarla personalmente per l’interesse mostrato nei miei confronti e per le parole di gradimento espresse per la nostra iniziativa. Spero di non aver disatteso le sue aspettative circa le risposte date e che magari in futuro si possano sviluppare altre opportunità come questa  per tentare di approfondire ulteriormente questi temi.
La saluto cordialmente e le invio i miei migliori auguri per il nuovo anno, sia per tutti migliore.

Grazie a lei della sua disponibilità e buone feste!

sabato 13 agosto 2016

Le foto di Radici Poetiche VI edizione 2016


Un video amatoriale che raccoglie le foto e i video della serata di premiazione del concorso Radici Poetiche VI edizione 2016, intitolato a Massimo Troisi, ideato e condotto da Donatella De Bartolomeis, fondatrice della casa editrice "Il Papavero", svoltosi nella suggestiva cornice del Castello di Summonte (AV) il 6 Agosto 2016



giovedì 11 agosto 2016

Dora Farina valletta d'eccezione a Radici Poetiche, roba da... matti!


Dora Farina, counselor, teologa, a breve anche psicologa, Avellinese, autrice del libro "La diversità che fa paura", sul tema del disagio psichico, in veste di valletta a "Radici Poetiche" VI edizione 2016.



mercoledì 10 agosto 2016

È la fatina di Peter Pan? No, è Deborah Graziano, la dolce ballerina di Radici Poetiche VI edizione 2016


Danzava già nel grembo materno Deborah Graziano, la ballerina avellinese formatasi con Artisti di fama mondiale. Talmente leggera che quando cammina... non lascia orme, pur avendo ballato anche ne "Lo Schiaccianoci" di Tchaikovsy.




Munch urla dai glutei dei modelli di Giulia Sfera, in "Radici Poetiche" VI edizione 2016


I quadri di artisti famosi dipinti sulla pelle nuda hanno colorato il castello di Summonte (AV) nella serata di premiazione del concorso di poesia dialettale "Radici Poetiche" VI edizione 2016, ideato e condotto da Donatella De Bartolomeis della Casa editrice "Il Papavero". Giulia Sfera, graphic designer Avellinese, ha realizzato un calendario su un progetto di body painting, che ha ricevuto riconoscimenti nell'ambito dell'Accademia Italiana di moda, Arte e Design di Firenze.






martedì 9 agosto 2016

La terra Sirena di Alessia Rocco non fa paura e vince il primo premio a "Radici Poetiche" VI edizione



Prima classificata al concorso di poesia dialettale "Radici Poetiche" VI edizione di 
Donatella De Bartolomeis, con la poesia "Io nun tengo paura" 
Alessia Rocco, napoletana, web writer, poetessa, scrittrice.


Migranti di ieri e di oggi con Luisa Mirabella in "Radici Poetiche" VI edizione


Luisa Mirabella in "V'Arricurdate" parla di migranti del passato e del presente e si classifica seconda al Premio di Poesia dialettale "Radici Poetiche" VI edizione, ideato e condotto da Donatella De Bartolomeis della casa editrice "Il Papavero"



lunedì 8 agosto 2016

I briganti di Maria Concetta Preta premiati a "Radici Poetiche" VI edizione

Premio del Comitato tecnico a Maria Concetta Preta, di Vibo Valentia, docente, scrittrice e poetessa, in gara con la poesia 'U cantu d'i briganti  "Quanto sangu passau?" a "Radici Poetiche" VI edizione 2016, Premio Poetico dialettale intitolato a Massimo Troisi, ideato da Donatella De Bartolomeis della casa Editrice "Il Papavero".



domenica 7 agosto 2016

Donatella De Bartolomeis ha messo Radici... Poetiche! VI edizione, 2016, castello di Summonte


Donatella De Bartolomeis, fondatrice della casa Editrice "Il Papavero", con sede a Manocalzati (AV), organizzatrice del Premio di Poesia Dialettale "Radici Poetiche", 
intitolato a Massimo Troisi, giunto alla VI edizione.



Giuseppe Carabetta regala la Costiera Amalfitana, in "Radici Poetiche" 2016





Giuseppe Carabetta , autore di una delle opere donate quale premio ai 
poeti vincitori del concorso "Radici Poetiche 2016, VI edizione, organizzato da 
Donatella De Bartolomeis della casa editrice "Il Papavero", 
svoltosi al Castello di Summonte (AV) il 6/08/2016

Paolo Landrelli, terzo posto ex aequo al concorso "Radici Poetiche", VI edizione 2016



Paolo Landrelli, poeta calabrese, intervistato nel castello di Summonte (AV) 
prima della serata di premiazione del concorso "Radici Poetiche" VI edizione 2016, 
intitolato a Massimo Troisi,
organizzato da Donatella De Bartolomeis della Casa Editrice "Il Papavero".
Insignito del terzo premio ex aequo.





sabato 18 giugno 2016

Sono Valeria Sirigu, la combattente!


 D.- Buonasera, dottoressa Sirigu; è stata molto gentile a prestarsi a questa intervista. Le voglio dire che lei mi ha colpito moltissimo, come è successo sicuramente a molte altre persone
Di lei mi ha colpito, più che la sua particolare situazione fisica, la capacità di risolvere i problemi e non lasciarsi abbattere dalle difficoltà.
Una prima domanda che le vorrei rivolgere, ovviamente, è relativa alla sua storia: la vorrebbe raccontare in breve?
R. Sono figlia di una madre nubile, e di questo ne vado fiera ed orgogliosa, mi ha cresciuto da sola! Non ha mai chiesto nemmeno un soldo a mio padre; ma non mi ha fatto mancare nulla, anzi… dalla mia vita ho avuto moltissimo per non dire troppo… Mi sento una donna molto fortunata, la mia disabilità è solo una parte di me.
La mia genitrice, per paura che avessi un quoziente intellettivo inferiore alla norma, fin da neonata mi ha talmente stimolato che dai primi test medici sono sempre risultata con un Q.I. superiore alla norma. Mi ha fatto provare ogni sorta di situazione e io amo proprio viaggiare grazie a lei. Viaggiare è una delle mie grandi passioni, oltre le lingue straniere, fare politica attiva, essere attivista per i diritti umani e civili, fare servizi fotografici, e stare sotto la pioggia e bagnarmi tutta e fare cose pericolose per sentire scariche adrenaliniche per poi rilassarmi.
Per mia fortuna mia madre non è mai stata iperprotettiva, mi ha lasciato sempre molto libera. Infatti a 19 anni, come molti giovani, me ne sono andata di casa per fare l’università. Ovviamente mia madre scendeva a Cagliari, ogni week-end, per vedere come stavo e se avevo bisogno di qualcosa.
Quando dico che mi occupo di diritto penale internazionale, di intelligence e tecniche militari, di criminologia particolarmente di parafilie (disturbi e devianze sessuali) e di economia e finanza internazionali; alcune persone rimangono di stucco sia perché credono che io abbia deficit intellettivi a causa della mia gravissima disabilità, sia per il motivo che sono una donna e in quanto “sesso debole” non mi possa occupare di questioni molto brutte e prettamente “maschili”. Molta gente presume che il mio comunicatore sia un gioco per imparare a scrivere e quando esprimono tale pensiero scoppio in una grossa risata in quanto fin dalla scuola materna ero, a detta delle insegnanti, più avanti degli altri alunni. 
Il fatto che io sia una giurista femminista atea disabile, spaventa molti, perché sono tutte qualità che normalmente una donna con disabilità non detiene; a volte mi tolgono consenso politico perché quello che sono mi fa uscire totalmente fuori dagli schemi, però io tiro dritto per la mia strada senza mai chinare la testa e sono abbastanza forte e spregiudicata per arrivare, passo dopo passo, dove spero io…!
In tutto questo mi dispiace che il mio caro nonno non ci sia, mi sarebbe tanto piaciuto averlo ancora accanto e sapere se fosse stato orgoglioso della sua prima nipotina.
Fino a qui vi ho raccontato i miei lati seri, però ho anch’io i miei lati frivoli… Pur essendo disabile mi sento molto DONNA e da tale amo acconciarmi! Mia madre da bambina mi ha abituato a vestirmi sempre da femminuccia ergo scarpettine, calzine velate, abitini eccetera. Quando sono entrata alla scuola media e superiore a mia madre le veniva da sorridere per il motivo che vedeva sempre tutte le mie compagne vestite tutte uguali con jeans e maglia larga tutti i giorni, io a scuola non andavo mai vestita sportiva, al massimo casual e mi piaceva andarci con un filo di trucco; sono e sarò una voce fuori dal coro! Anche ora mi piace un sacco truccarmi (odio uscire senza trucco), vestirmi in modo sexy ed elegante, adoro comprarmi abiti da cocktail e da sera con la coda oltre che cappellini.
Personalmente ritengo che i disabili “noti” debbano e hanno il dovere di lottare, per tutti gli altri, per sfatare miti e rimuovere le “barriere mentali” sulla disabilità.
Uso la mia immagine, di personaggio pubblico, in modo consapevole oltre che studiato per dimostrare che una donna può essere sexy pur essendo disabile.
Ogni tanto mi piace giocare, anche con gli sguardi, con gli uomini. Però se un uomo prova soltanto a sfiorarmi quando io non voglio reagisco all’istante! Se dovessi percepire il disagio o una richiesta d’aiuto di una donna di qualsiasi età, ceto sociale o nazionalità interverrei subito. Di fronte alla violenza sulle donne non bisogna mai girare la testa dall’altra parte, e se si ha paura per la propria incolumità… almeno che si chiamino le forze dell’ordine. Io denuncerei l’offender ai primi segnali di violenza che sia psicologica o fisica.  
Amo definirmi: “una donna dalle mille sfumature” perché mi sento una donna completa e ho mille aspetti… ma non sono, di certo, perfetta, però se sono così istruita, sicura, forte e coraggiosa lo devo solo a mia madre che io veramente amo più della mia stessa vita!

D.- Un’altra cosa che mi incuriosisce è la sua dichiarazione di ateismo; infatti sono convinta, come religiosa, che proprio la sua particolare situazione possa essere la lampante dimostrazione che noi non siamo un solo corpo, ma abbiamo un’anima che agisce a dispetto degli ostacoli imposti dalle difficoltà del corpo. Non è d’accordo con questa valutazione?
R.- Dipende da persona a persona. Io ho trovato la forza nell’ateismo più puro, infatti ho ottenuto la scomunica ufficiale (sono proprio fiera di questo) dalla Chiesa Cattolica a norma dei cc. 751 e 1364 del Codice di Diritto Canonico; altra gente prende tale forza dalla fede. Personalmente preferisco credere che io agisco in base alle mie convinzioni senza avere dogmi, Madre Natura ha dotato l’uomo della capacità di autodeterminazione e di discernimento, avrei fatto le stesse cose che faccio ora pur essendo “normale”, ergo alla Sua domanda mi sento di concordare con Lei.


D.- Nel suo sito, www.valeriasirigu.net, scrive che dopo la laurea in Giurisprudenza a indirizzo internazionale, vorrebbe lavorare come avvocato per il tribunale europeo dell’Aja, oppure all’ONU. Da cosa nasce questa aspirazione?  La sta portando avanti o ha deciso diversamente?
R.- La mia più grande ambizione rimarrà sempre quella, e nasce dall’età di 16 anni quando ho letto “Suad – Bruciata viva”: racconta la storia di una ragazza della Cisgiordania che si innamora, ha un solo rapporto sessuale e rimane incinta, la sua famiglia decide di bruciarla viva. Io essendo femminista da quando ero adolescente e per la libertà sessuale (espletata con vera coscienza dalle ragazze degli anni 60, non quella che credono di avere le adolescenti d’oggi), quindi ho deciso di dedicare tutta la mia vita a lottare contro la violenza sulle donne. Oggi faccio parte dell’Associazione Onda Rosa, il centro antiviolenza di Nuoro.

D.- Scrive per alcuni giornali online: quali argomenti tratta?
R.- Principalmente di diritto penale internazionale, di diritti umani, di intelligence, di violenza sulle donne, di criminologia; inoltre di economia e finanza.

D.-Viene da una piccola città della Sardegna, ma ha viaggiato molto e conosce diverse lingue. Dove le piacerebbe stabilire la sua residenza definitiva? Quanto offre la Sardegna nella tutela dei disabili?
R.- Non ho ancora deciso, ma mi piacerebbe molto negli Stati Uniti oppure in Spagna, o comunque dove troverò un lavoro, tutto il mondo è casa mia. Sa che Lei mi coglie in castagna per il motivo che io usufruisco solo della L. 162/98, è una legge che dà finanziamenti per pagare l’assistenza domiciliare o per progetti che stimolano la vita in autonomia o la cura dell’utente. Quando andavo a scuola ho sempre avuto sia l'assistenza per l’igiene personale che 18 ore di insegnante di sostegno. Una volta, quando avevo 8 anni, il comune ha provato a togliermi l’assistenza a scuola per tutte le ore stabilite e nel frattempo che le maestre e mia madre si chiedevano che protesta attuare, io ho scritto, di mio pugno, queste parole: "Assistente sociale di merda, i disabili servono, servono a fare lavorare le persone!", le ho stampate e le maestre le hanno portate in Comune, il giorno dopo avevo l'assistenza per tutte le ore se dovevo andare in bagno. Sono una combattente nata.
La mia città offre anche un servizio di trasporto disabili che attualmente io non utilizzo. 

D.-Ho letto che vive in totale autonomia rispetto alla sua famiglia di origine: com'è la sua giornata/tipo?
R.- Prima di tutto mi preme dire che ora vivo a casa di mammina perché mi fa tanto comodo, in attesa di comprarmi una casa tutta mia. Nonostante la mia grave disabilità mia madre (e io la adoro per questo) sembra una di quelle madri nordiche che vogliono l’indipendenza dei figli alla maggiore età. Anche io vorrei avere un’abitazione tutta mia, pur volendo un gran bene a mia madre, ma ormai siamo due donne adulte quindi con abitudini ed esigenze diverse benché abbiamo molti interessi in comune. Viviamo sotto lo stesso tetto però è come se vivessimo due vite separate in quanto siamo due donne super impegnate e, quando mi assiste, lei ora fa le veci di una normale assistente cioè non mette bocca nei fatti miei, anche perché sono abbastanza grande per avere una vita totalmente mia, ho solamente bisogno di un aiuto fisico; oltre a ciò, per mia sicurezza, voglio avere un punto di mia estrema fiducia, che può essere anche un’amicizia di vecchia data e molto forte, a poche ore di viaggio da dove abiterei io per qualsiasi evenienza. Quando devo partire senza mia madre, per esempio, mi organizzo in totale autonomia con le persone con cui devo partire. Mi sento fortunata anche perché giro per il mondo. Una mia giornata tipo non esiste per il motivo che i miei impegni variano di giorno in giorno. Mi posso alzare di notte come mi posso svegliare anche alle 12;00, ma di sicuro non vado a dormire prima delle 01:00. Come molti giovani ho orari sregolati. Vi posso dire che adoro fare gli happy hour, e andare in giro per locali fashion.
Un’altra cosa importante da dire è che voglio più di una persona che ruoti intorno a me, in quanto ho una vita “particolare” e reputo che per una persona sola sia troppo stancante seguirmi, anche se posso stare ore da sola. Dalle persone che mi assistono esigo solo un aiuto fisico, della mia vita decido solo io!

D.- Da donna, mi colpisce moltissimo anche il fatto che lei abbia anche in programma un figlio, nonostante le oggettive difficoltà della sua situazione; immagino che, da donna pratica e intelligente qual è, abbia già programmato tutto il necessario. Vorrebbe dirci come immagina la sua vita di madre?
R.- Eccola là, la domanda che mi spiazza! Quella di diventare madre per ora è solo un’idea molto vaga e alquanto egoistica, soltanto perché sento un forte istinto materno e vorrei trasmettere i miei geni ad un altro individuo, però lo crescerei con amore. Non sono in cerca di marito, la parola matrimonio mi spaventa moltissimo, mi basterebbe solo un compagno con cui fare una sola figlia femmina. Non sogno l’abito bianco…
In più di un’occasione a mia madre ho paventato il pensiero dell’inseminazione artificiale su di me oppure l’utero in affitto, pur non avendo un uomo accanto. Il brutto di una mia gravidanza è che gli ultimi mesi dovrei restare quasi totalmente allettata per evitare il rischio trombosi, il bello sarebbe sentire crescere una vita dentro di me. Se dovessi rimanere incinta e per qualsiasi motivazione abortire, lo farei anche se con la morte nel cuore. L’utero è delle donne e ognuna se lo gestisce come meglio crede! Non bisogna mai giudicare le scelte di ogni singola donna, ma soltanto rispettarle! Di sicuro prima di stabilirmi con la residenza in un luogo fisso per anni e non avendo una buona sicurezza economica, a fare una figlia non ci penso proprio. Poi c’è inoltre il problema dell’età; sinceramente penso che dopo una certa età i figli non andrebbero procreati per il motivo che più si è avanti con l’età e più alto è il rischio di mortalità, per me non è giusto lasciare un bimbo o adolescente senza genitori. Se dovessi diventare davvero madre sicuramente non rinuncerei al lavoro per nessuna ragione al mondo, però allo stesso tempo (come mi ha insegnato la mia) quando stessi con mia figlia le dedicherei del tempo di alta qualità. Mia madre è l’esempio lampante che una donna può essere lavoratrice e una buona madre allo stesso tempo, pur essendo sola ed in più avendo prole a dir poco problematica. Mi auguro di essere una buona madre come lo è stata la mia: dolce ma severa, divertente e complice, che riesca a trasmettere i miei valori. Anche se mia madre mi vede molto più rigida di lei con gli adolescenti e i bambini che incrocio. Se dovessi diventare madre lei ne sarà felice.

D.- Vorrei che concludesse con dei consigli a chi si trovasse ad affrontare situazioni analoghe alla sua; non solo consigli legati a un incoraggiamento, ma anche consigli pratici, per esempio a chi rivolgersi, come gestire la quotidianità e via dicendo.
R.- Niente è impossibile, se si sogna tutto è possibile però si deve avere il coraggio e la forza di lottare! Io ho sempre fatto cose che fanno le persone “normali”, ne ho fatto anche di più e da adolescente sono stata molto ribelle… Personalmente non ci siamo quasi mai rivolte ai servizi sociali, anche perché le assistenti sociali hanno più volte lodato la mia cara mamma per il suo essere madre.  A volte mi dice: “avrei voluto un po’ di riposo lasciandoti ai servizi sociali, ma non ti hanno voluta. Cosa ho fatto di male?” e io replico ridendo: “Tu sei stata una bravissima madre!”. Mia madre ha scelto le tate e poi io le mie assistenti in colloqui privati. Se mi ricordo bene, se si chiamano attraverso una cooperativa si devono pagare di più, in quanto bisogna dare una percentuale all’associazione. C’è da dire che io non ho bisogno di trattamenti infermieristici particolari e che la mia famiglia non è indigente (per mia fortuna) perché ogni mese per pagare l’assistenza spendiamo come minimo 1.100 € la paga va in base alle ore che fanno, a volte anche meno di tale cifra. Quando esco voglio sempre un’assistente oppure un amico, anche perché io non parlo, ma comunico con i comunicatori e qualcuno me li deve dare, oppure se mi serve qualcosa ho bisogno di una persona accanto. Invece a casa mia, una volta che sono sulla carrozzina, mi sono lavata e ho mangiato preferisco stare da sola, mi arrangio. L’abbiamo sistemata per avvantaggiare la mia autonomia. Non mi piace dire dove abito perché fidarsi è bene, non fidarsi è meglio; in più quando sono sola tengo la tv o radio a volume alto per dimostrare che in casa c’è qualcuno. Chi mi conosce bene sa che quando sono da sola e vuole venire a casa mi deve mandare prima un messaggio sull’iPhone, altrimenti non apro di certo. Se dovesse succedere qualsiasi cosa so benissimo come reagire e comunque se c’è un’urgenza mando un messaggio e qualcuno arriva. Inoltre da poco ho cambiato carrozzina e ho voluto una semi sportiva, anche se per sua natura è pericolosa in quanto si ribalta facilmente, però mi consente di andare più velocemente facendo il minimo sforzo, in più ho voluto anche il grip, un rivestimento in gomma che si mette sul corrimano delle ruote e che consente di spostare la carrozzina anche con i gomiti, avanbracci, oppure col palmo della mano senza aprirla o anche con un solo dito perché la gomma crea attrito e si ha un’ottima presa. Quando ho un impegno cerco di avvisare per tempo la persona che mi deve assistere, a volte capitano gli imprevisti e veramente si corre per arrivare il prima possibile. È molto stressante ma voglio dimostrare che la mia patologia non mi preclude di avere una vita stressante come qualunque altra donna in carriera. Per quanto riguarda i viaggi vi segnalo un’ottima associazione, “Strabordo” che organizza bellissimi viaggi per disabili e non. I viaggi per piacere o per lavoro me li organizzo anche da sola. Per lavoro vado anche in luoghi non proprio rilassanti, è una sfida soprattutto con me stessa, ma non mi spaventa. Ho scelto di fare un lavoro non proprio rilassante per una donna con disabilità. Un altro consiglio è: per ogni viaggio scegliere accompagnatori più consoni a quel tipo di soggiorno.                      

D.- La ringrazio infinitamente e le auguro di realizzare i suoi desideri.
R.- Grazie a lei; mi auguro che quest’intervista possa servire a molte persone anche non diversamente abili.



mercoledì 11 maggio 2016

"La mia ora di vento" di Gerardo Pepe


Gerardo Pepe, autore di "La mia ora di vento", ed. Il Papavero.
VII fiera del libro, Manocalzati, maggio 2016

Per un guasto, non è stato possibile registrare gli ultimi minuti dell'intervista

lunedì 9 maggio 2016

"Il volo del falco" di Valentina Basile

Valentina Basile, autrice del testo teatrale "Il volo del falco", ed. Il Papavero.
VII Fiera del libro, castello di San Barbato, Manocalzati, maggio 2016

"Il mercante di emozioni" di Raffaele Anzuoni


Raffaele Anzuoni, autore di "Il mercante di emozioni", ed. Il Papavero.
VII Fiera del libro, castello di San Barbato, Manocalzati, maggio 2016

domenica 8 maggio 2016

Nicola Di Iorio: "Rosso dalla Terra"


Intervista a Nicola Di Iorio, autore di "Rosso dalla terra. 
Il Taurasi e l'Irpinia legati da un unico futuro".
VII Fiera del libro, castello di San Barbato, Manocalzati, maggio 2016

Maria Francesca Pacifico: multiculturalità come risorsa


Intervista a Maria Francesca Pacifico: "L'inclusione scolastica dei bambini immigrati", ed. Aracne.
VII Fiera del libro, castello di San Barbato, Manocalzati, maggio 2016

Luisa Mirabella: "Risvegli"


Intervista a Luisa Mirabella, autrice della silloge poetica "Risvegli", ed. Il Papavero. 
VII Fiera del libro al Castello di San Barbato, Manocalzati.

sabato 7 maggio 2016

Con Claudio Nigro per... Sentieri Sonori


Intervista a Claudio Nigro, compositore; castello di San Barbato, Manocalzati, VII fiera del libro - maggio 2016

Le Donne assassine di Carmen Barbaro


Intervista a Carmen Barbaro, che presenta la trilogia "Donne assassine"; castello di San Barbato, Manocalzati, VII fiera del libro - maggio 2016